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Buongiorno

23.10.2017 - Buongiorno Irpinia

I sindaci irpini ci stanno “avvelenando”. È ora di dire basta

Toh, si sono accorti che nei fiumi irpini scorrono i “veleni” della mancata o pessima depurazione dei nostri comuni.

Ricordo che lavoravo presso la redazione avellinese del quotidiano “Il Mattino”, al tempo dei compianti “maestri” Nacchettino Aurigemma e Peppino Pisano, e già allora – parlo dei primi Anni Ottanta – l’inquinamento dei corsi d’acqua era tra i temi cui il giornale dava maggiore spazio.

Mi rendo conto, ora per allora, che gridavamo nel deserto. A riprova, oltre tutto, che non è affatto vero che i sindaci di allora fossero più avveduti e responsabili di quelli di oggi.

Probabilmente in quegli anni le priorità erano altre. O si pensava fossero altre. Un pensiero politico comunque sbagliato. Perché oggi, in verità già da qualche anno, si stanno contabilizzando – non solo in termini economici, ma anche e soprattutto sul versante della salute pubblica – gli effetti disastrosi delle troppe disattenzioni istituzionali verso il nostro patrimonio ambientale.

Il rapporto di Legambiente diffuso ieri colloca l’Irpinia al primo posto in Campania per grado d’inquinamento dei corsi d’acqua. C’è di più. Il presidente del Consiglio di distretto idrico Irpinia-Sannio, Giovanni Colucci, ha ricordato che se la depurazione non è a norma l’Unione Europea non finanzierà l’ammodernamento delle nostre reti idriche. Significa che continueremo a tenerci le condotte colabrodo, causa della dispersione di oltre il 50% dell’acqua attinta alle sorgenti. Quindi causa principale dell’emergenza idrica e della bolletta salata che, paradossalmente e rispettivamente, viviamo e paghiamo da anni nella provincia tra le più ricche d’acqua in Italia.

E allora, sveglia, sindaci d’Irpinia. Forse non porta voti, ma era e resta la salvaguardia dell’ambiente la vera priorità.