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Buongiorno

30.07.2017 - Buongiorno Italia

Il Centro-Nord ci frega perfino sui prodotti tutelati

Buongiorno, Italia.
Negli accordi internazionali per il commercio, avere il riconoscimento di prodotto agroalimentare tutelato non significa che ti attacchi la medaglietta al petto, appendi il diplomino nell’ufficio più in vista dell’azienda e finisce lì. Si trattasse soltanto di questo, potremmo non incazzarci.
Significa, invece, esportare quel prodotto in condizioni di favore, ovvero al totale riparo dal rischio di possibili imitazioni: insomma, l’alto livello della qualità, con i costi che comporta, costantemente insidiato dai produttori di sofisticazioni a buon mercato.

E’ l’ennesimo paradosso che segna la distanza siderale tra le due Italie anche in questo profilo. Il protocollo degli accordi commerciali dell’Italia con Canada e Cina (Intesa Ceta approvata dal Parlamento Europeo a febbraio e in attesa di ratifica da parte dei Parlamenti nazionali) è un vero e proprio “cappotto” delle regioni settentrionali e centrali su quelle meridionali. Su 52 prodotti made in Italy tutelati, infatti, ben 48 sono del Centro-Nord e soltanto 4 del Sud, come ha riportato “Il Mattino” di Napoli nel dettagliato dossier di Marco Esposito.

Leggi e rileggi quell’elenco e ti viene il dubbio, tanto per cominciare, che Nostro Signore non si sia fermato ad Eboli ma più verosimilmente ad Empoli, sulle colline toscane. Possibile che l’unico prodotto “nostrano” meritevole di tutela sia la mozzarella di bufala campana? E i nostri oli? E, soprattutto, i nostri vini? Il Professor Luigi Moio, che è una eminenza del settore riconosciuto a livello internazionale, ci ha dunque raccontato un sacco di balle sui vini d’Irpinia e di altre generose zone della Campania? E’ così che stanno le cose? Oppure in tutta questa storia, come maliziosamente insinua Esposito, c’è lo zampino del veneto Luca Zaia, che nel 2009, quando cioè furono avviate le trattative Ue-Canada, era ministro italiano delle politiche agricole?
Si dirà: ma stiamo parlando di otto anni fa e soltanto dell’avvio delle trattative. Eh, no: fermi tutti. Molto opportunamente, Esposito ricorda che dopo Zaia per quel ministero fu nominato Galan, che per caso – solo per caso – è anche lui veneto.

Per la cronaca, gli altri tre prodotti meridionali sono siciliani: il pomodoro di Pachino, l’arancia rossa e i capperi di Pantelleria. Così – è il caso di dire – giusto per accontentare il palato.
Insomma, possiamo girarci intorno quanto si vuole, dalle parti del Centro-Nord la sanno proprio lunga: protezionisti che di più non si potrebbe e senza scrupoli nell’esercizio della “concorrenza sleale”. Ciò, per altro verso, spiega le campagne politiche e mediatiche, generalmente scandalistiche, su tutto quanto accade nel Mezzogiorno d’Italia. Nei cui confronti perfino le pagliuzze vengono rappresentate come travi, anche e soprattutto per distrarre l’attenzione dalle “querce” ben visibili negli occhi del Centro-Nord.

Il rapporto Svimez fresco di giornata racconta che il Mezzogiorno sta crescendo, grazie soprattutto all’ottimo lavoro delle nostre imprese opportunamente incentivate, ma che serviranno dieci anni per superare gli effetti della Grande Crisi che ci ha travolti. Questo dato di fatto è una ragione in più per rilanciare con il giusto vigore la Questione Meridionale sia nelle sedi politiche che in quelle istituzionali. Anche e soprattutto perché gli Zaia e i Galan – e con loro tantissimi altri dei più disparati colori politici – la “Questione Settentrionale” se la sono saputi vendere bene e tanto più.