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Buongiorno

30.04.2017 - Buongiorno Italia

Il Pd al bivio del dopo-Primarie

Buongiorno, Italia. È il giorno delle Primarie del Pd. Secondo Nando Pagnoncelli (Ipsos), l’affluenza sarà di circa un milione e 400mila elettori, la metà rispetto al 2013, e Renzi vincerà su Orlando ed Emiliano con il 75%. Sul primo dato c’è da scommettere che i sondaggi Ipsos diano una proiezione molto attendibile. Il clima della vigilia è tiepidino tendente al freddo, niente che possa ricordare la voglia di partecipazione e addirittura l’entusiasmo di tre anni fa. Lasciamo ai politologi, meglio ancora ai sociologi della scuola di Zygmunt Bauman, il compito di spiegare cosa passa per la testa del popolo Pd, e più in generale del popolo italiano, in epoca di “società liquida”.
Sul secondo dato, Renzi votato da tre elettori su quattro, forse ci vorrebbe maggiore prudenza: prima perché non è facile prevedere “chi” va ai gazebo e “perché” ci va. Certo, c’è una norma di partito che impegna l’elettore delle Primarie a votare Pd alle elezioni vere e proprie. Ma si tratta di un vincolo squisitamente morale: vattelappesca tizio cosa realmente farà nella cabina elettorale. E poi bisogna mettere in conto gli errori marchiani in cui spesso e malvolentieri incorrono i sondaggisti di tutte le razze. La storia politica mondiale recente, fatto salvi i regimi totalitari dove si fa finta di votare ma in effetti non si vota, è piena zeppa di inenarrabili cantonate.
Vincerà Renzi? E’ altamente probabile. Per quanto? Attendiamo i risultati.
Come che andrà – vinca Renzi, Orlando o Emiliano – una cosa è certa: dal Primo Maggio il Partito Democratico sarà di fronte all’ultimo bivio. Significa che la sua sopravvivenza dipenderà essenzialmente dalle cose che il nuovo segretario dirà di voler fare e soprattutto farà. Ovvero da come si intenderà ristrutturare il partito dalle fondamenta, visto che l’idea di Pd esiste e piace ad un numero consistente di italiani ma, allo stesso tempo, è un’idea che cammina su troppe gambe diverse, peraltro esercitate più a fare sgambetti che a correre. E’ largamente riconosciuto, infatti, che nell’attuale panorama politico il Pd è il solo grande partito genuinamente caratterizzato da una straordinaria vitalità democratica interna. E’ anche il solo partito, però, nel quale l’eccesso di democrazia degenera nell’anarchia, anticamera – bene che vada – di traumatiche scissioni. La regola su cui poggia la democrazia è semplice e sempre la stessa: si propone, si discute, si litiga, ci si prende perfino a schiaffi e calci, se proprio sfuggono i fondamentali della civiltà, ma alla fine c’è una maggioranza che decide e una minoranza che si adegua. Fuori da questo schema non funziona niente. Non si può parlare di partito, è altro. Qualcos’altro che non può durare. Nemmeno se ha un’idea che piace, come l’idea Pd.
Stasera sapremo chi avrà vinto. Il segnale importante, però, arriverà da chi avrà perso. Il genuino riconoscimento di chi avrà vinto, da parte di chi avrà perso, rappresenterà il discrimine tra ciò che il Pd potenzialmente potrà essere e ciò che il Pd non sarà più. Da questo passaggio dipenderà in larga misura l’esito delle prossime elezioni politiche, dunque il futuro prossimo stesso del Paese. Ecco perché non sarà molto importante quanta gente parteciperà alle Primarie, ma come il Pd si presenterà al Paese dopo le Primarie.