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Buongiorno

09.03.2018 - Buongiorno Irpinia

Il Pd al bivio: una strada porta a sbattere, l’altra (forse) alla rinascita

Buongiorno, Irpinia.
Non c’è bisogno di scrutare nel cielo della politica nazionale per capire quanto sia profonda la crisi del Partito Democratico, come ha certificato il voto del 4 marzo, e quanto lontano appaia l’uscita dal tunnel.

Basta restare in Campania e mettere a confronto, per esemplificare, due visioni, due modi d’essere del Pd e nel Pd dopo la sconfitta devastante subita ad opera dei Cinque Stelle nel Sud e della Lega di Salvini al Nord.

L’irpino Enzo De Luca, espressione plastica della vecchia politica, e non solo per il suo dato anagrafico, ha tenuto una conferenza stampa mercoledì per sostenere, pur senza dirlo esplicitamente, che la débâcle è stata causata dal fatto che non sono stati candidati quelli come lui. Per aggiungere che bisogna celebrare subito il congresso provinciale del partito, naturalmente con la massa di tessere farlocche fatte tra gli amici e gli amici degli amici per impadronirsi del Pd. E per ripetere lo stucchevole ritornello dell’unità del partito, del rilancio dell’alleanza – pensate un po’ – con i De Mita, e bla bla bla la solita filastrocca a riprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, d’una sclerosi del pensiero politico ormai irrecuperabile.

L’altra visione è quella del capogruppo dem nel Consiglio comunale di Napoli, Federico Arienzo. Estrapoliamo, per brevità, soltanto due passaggi dell’intervista rilasciata ieri a “Il Mattino”.
Il primo: “C’è un’intera generazione che non darà più deleghe in bianco a nessuno perché occorre rifondare il partito. Quello di cui non c’è bisogno, invece, è il voto delle tessere, perché abbiamo bisogno del voto di opinione. Conosciamo i voti di tutti i ras, ma il tema è che noi non abbiamo più un voto di opinione”.

Il secondo: “Il tema è presentarsi con l’idea d’un partito in cui si discuta e si costruisca una nuova identità. Altrimenti non si andrà da nessuna parte. Le cose nuove si fanno con persone nuove, è molto improbabile che si possano fare con quelle vecchie”.

I percorsi alternativi sono riassunti nelle due visioni testé descritte. La prima restituisce il senso dell’estremo e vano tentativo d’un certo Pd di sopravvivere alla propria morte politica certificata il 4 marzo. La seconda è lo sforzo intelligente di mettersi in sintonia con la realtà, e di ripartire da qui – con facce finalmente nuove – per ricostruire sulle macerie l’identità del Partito Democratico.

Ma fallo capire ai tanti, troppi De Luca ancora convinti che la loro morte politica sia soltanto apparente.