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Buongiorno

25.11.2019 - Buongiorno Irpinia

Il Pd irpino? Un partito-non partito preda di bande e qualunquisti

Ha ragione Gianni Festa quando scrive - come ha fatto nell’editoriale di ieri - che il Pd irpino è di fatto un partito-non partito. Perché ciò che continua ad accadere tra i dem della provincia di Avellino non è – a differenza di quanto si vorrebbe accreditare – uno scontro tra due scuole di pensiero, una deluchiana (nel senso degli amici del Governatore), l’altra decariana (ovvero degli amici del deputato beneventano).

Lo spettacolo che gli appartenenti ai due schieramenti stanno dando, infatti, altro non è che una guerriglia per bande, per di più combattuta con armi non convenzionali, niente che abbia a che vedere con il minimo sindacale di civiltà politica.

Il commissario della Federazione, Aldo Cennamo, persona perbene e di notevole sensibilità politica, ha fatto molto più di quanto fosse nei suoi compiti e nelle sue stesse umane possibilità per riportare il dialogo dentro il perimetro della civile dialettica. Niente da fare: questo Pd giungla era e giungla è rimasta. Forse perché è mancato il coraggio – da Via Tagliamento al Nazareno passando per Santa Brigida – dei gesti estremi che talvolta rappresentano l’unica terapia possibile per stroncare l’anarchismo interno.

Oltre tutto, come se non bastassero le performance pagliaccesche di certi dem irpini parimenti distribuiti sull’uno e l’altro fronte, ci si mettono anche i cosiddetti leader (o leaderini?) nazionali ad alimentare la confusione. Sicché accade, ad esempio, che oggi Delrio sia ad Avellino ospite, non del Pd, ma di un’Associazione politica para-Pd di fatto in contrasto con la linea del commissario Cennamo, ossia dell’attuale rappresentante ufficiale del partito. Ed accade, giusto per pareggiare in qualche modo i conti dell’ambiguità, che venerdì prossimo il ministro Pd De Micheli partecipi, sempre ad Avellino, ad un convegno organizzato, anche qui, non dal Pd, ma da un’altra Associazione para-politica il cui Capo, ancora in delirio d’onnipotenza nonostante la sconfitta alle amministrative del capoluogo, addirittura pone condizioni al Pd per potervi aderire.

Il messaggio che arriva all’esterno è, appunto, che dentro e nei dintorni del Pd sia consentito di considerare e usare il partito come un autobus sul quale si può salire e dal quale si può scendere quando torna utile ai propri porci comodi. Ossia l’esatto opposto di ciò che Zingaretti prima e Orlando dopo hanno predicato.

Cosa dire? Complimenti al segretario nazionale e al vice per le buone intenzioni espresse, ed ancor più per la pratica, chiara, inequivocabile loro attuazione.