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Buongiorno

30.06.2018 - Buongiorno Irpinia

Il Pd irpino oggi elegge anche segreteria e direttivo. Insomma, non è successo niente nemmeno il 24 giugno

Il Partito Democratico irpino torna oggi in scena con l’assemblea provinciale convocata per l’analisi del voto amministrativo nel capoluogo e negli altri venti comuni che hanno rinnovato i consigli comunali.

Si fosse fermato qui l’ordine del giorno approntato dal segretario (?) Di Guglielmo, sarebbe stato interessante seguire il dibattito interno dei dem soprattutto per capire se e in che misura essi hanno compreso la lezione uscita dalle urne il 10 e il 24 giugno: un esame riparazione, insomma, dopo i silenzi imbarazzanti che seguirono alla débâcle del 4 marzo.

Nell’ordine del giorno, però, c’è una seconda parte: l’elezione della segreteria e del direttivo. C’è, in buona sostanza, la conclusione del dibattito. Il segretario (ancora con il punto interrogativo) Di Guglielmo e i suoi sostenitori, insomma, hanno già deciso cosa fare: si va avanti, senza nessun problema, perché il 24 giugno, come già il 4 marzo, non è successo assolutamente niente.

Una volta, quando la politica era una cosa seria, bastava che un partito perdesse alle elezioni mezzo punto percentuale perché il segretario rassegnasse le dimissioni. Se si trattava di un segretario educato, oltre a lasciare il campo libero, egli chiedeva perfino scusa ai militanti e ai dirigenti, assumendosi formalmente la responsabilità della sconfitta.

Il 24 giugno ad Avellino c’è stata – è il caso di dire – la fine di “un” mondo, e invece di prenderne atto, e togliere il disturbo, Di Guglielmo e compagni domani racconteranno, di fatto, che è stata colpa dei marziani se il Pd irpino è riuscito nella grande impresa di regalare il Comune capoluogo ai Cinque Stelle.

È un peccato che non si sia voluto cogliere questa opportunità per un gesto umile capace di dare agli elettori irpini, dem e no, un segnale di civiltà politica. È un peccato specie per Di Guglielmo, anche perché in questa storiaccia della Waterloo del Pd egli non ha avuto alcuna responsabilità: hanno fatto tutto, e il contrario di tutto, i Mancino, i Del Basso de Caro, il De Luca irpino e Rosetta D’Amelio per delega del Governatore.

A maggior ragione, insomma, Di Guglielmo avrebbe potuto e dovuto avere uno scatto d’orgoglio per denunciare gli errori altrui e rassegnare le dimissioni, non per uno, ma per due validissimi motivi: aver consentito che altri decidessero per il Pd prima delle elezioni; non aver impedito, con la seconda parte dell’odg dell’assemblea di oggi, che il Pd si avviasse a scrivere un altro brutto capitolo della sua storia provinciale.

Ma tant’è. Non si può fare colpa a Di Guglielmo se non riesce a capire che la Politica, quella con la P maiuscola, è altro: è una cosa seria.