menu

Buongiorno

11.04.2017 - Buongiorno Irpinia

Il Pd “ossequia” De Mita anche ad Atripalda

Buongiorno, Irpinia. Al peggio non c’è mai fine. In politica gli esempi eccellenti li fornisce il Partito Democratico. Quello irpino, in questo senso, è campione impareggiabile. Dopo tutto ciò che è accaduto, e invero ancora sta accadendo al Comune capoluogo, una persona normale è portata a pensare che peggio di così non si può fare. E invece no. A dispetto del minimo buonsenso comune, eccoti che arriva il caso Atripalda. Qui, in vista delle amministrative dell’11 giugno, sta andando in scena una nuova puntata della commedia autolesionista del Pd.
I filoni sono due: il dilemma Primarie sì – Primarie no per scegliere il candidato sindaco, e il gioco a bordo campo di Gianluca Festa.
In rapida sintesi. Il sindaco uscente, Paolo Spagnuolo, da poco formalmente approdato nel Pd, non vuole le Primarie. Ritiene un suo diritto la ricandidatura. Tanto più – è la sua tesi – che la compagine che ha guidato, a cominciare dal suo vice Tuccia, è essenzialmente democratica. E aggiunge che, considerata la sua adesione al Pd, accettare di sottoporsi alle Primarie avrebbe il significato di una esplicita autobocciatura dei suoi cinque anni da sindaco. Sul versante opposto, che è quello del vicesindaco Tuccia e sostanzialmente del Pd locale, si sostiene invece la necessità di un “tagliando” politico del sindaco uscente proprio perché è una new entry nel partito.
Gli argomenti appaiono oggettivamente speciosi e rinviano, con ogni probabilità, a rese dei conti interni al Pd poco alte ed ancor meno nobili.
L’altro filone della commedia riguarda – si diceva – l’irrequieto Gianluca Festa, già movimentista impenitente della vicenda avellinese. La sua scelta di campo, ad Atripalda, non è con una delle due fazioni del Pd Spagnuolo-Tuccia, ma addirittura con Ciriaco De Mita. Il quale – “tomo tomo, quatto quatto”, direbbe Totò – ha messo su un listone che raccoglie la più varia umanità, politica e non, imponendo come candidato sindaco un suo fedelissimo. Naturalmente, nessuna barba democratica che conti si prende la briga di richiamare all’ordine Festa. E più assordante è il silenzio del partito, tanto più Festa, che ha capito come funziona nel Pd, continua a fare il suo comodo. Peraltro forte della recente esperienza personale: lo avevano cacciato dalla finestra per poi farlo rientrare dalla porta principale con tanto di tappeti vellutati stesi al suo passaggio. Più masochisti di così…
La morale della favola, in conclusione, è la seguente: il Pd si autoflagella e De Mita gode senza nemmeno ringraziare. Perché si può esserne certi: con due liste d’ispirazione Pd – quella del sindaco uscente e quella del suo vice – che pescano nello stesso elettorato, e dunque se lo dividono, e con la lista Cinque Stelle che rosica anch’essa in quest’area, il listone di De Mita stravince le elezioni, anche grazie all’apporto di Festa e dei “compagni” montefalcionesi in lista d’attesa davanti alla segreteria del Partito Democratico.
A meno che... A meno che il Pd non abbia un sussulto d’orgoglio e si comporti di conseguenza.