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Buongiorno

07.12.2018 - Buongiorno Irpinia

Il Procuratore Cantelmo e le colpevoli “disattenzioni” del Sistema Irpinia

“Si sono esposti armati contro i carabinieri, la polizia e tutta la collettività. Mitra puntati in faccia alle persone costrette ad abbandonare le proprie auto. Qualcuno capisca che l’Irpinia è un territorio che ha bisogno di attenzione. Un’attenzione che fino a questo momento non c’è stata. Le istituzioni si accorgano che esiste anche la provincia di Avellino con tutta una serie di problemi che vanno affrontati e risolti”.

Ho ripreso queste dichiarazioni del Capo della Procura di Avellino, Rosario Cantelmo, così come riportate nelle cronache de “Il Mattino” di ieri, e riferite al gravissimo episodio della rapina al portavalori, martedì scorso sull’Avellino-Salerno all’altezza di Serino.

Non è la prima volta che il magistrato sottolinea le “disattenzioni” di diversi livelli istituzionali, locali ed evidentemente anche centrali, verso i problemi della provincia irpina che attengono alla sfera penale, più specificamente agli attacchi della delinquenza comunque definita cui questo territorio è esposto.

I moniti di Cantelmo, che peraltro non vanno mai oltre i confini di competenza del suo Ufficio, non si possono non condividere. Ed è assai preoccupante l’atteggiamento di indifferenza, quando non sia addirittura di silenziosa contrarietà, che la politica e generalmente i rappresentanti istituzionali continuano a tenere nei confronti del Procuratore, quasi fosse un intruso e non già un Servitore dello Stato che cerca di fare al meglio e fino in fondo il suo dovere.

È il medesimo atteggiamento che larga parte della politica provinciale ha tenuto da quando furono avviate le indagini sulle devastazioni prodotte dalla ex Isochimica di Pianordardine. Seppure sempre sottovoce, per viltà e non per altro, anche allora si spettegolò di “protagonismo” del Capo della Procura, di esasperazioni investigative mirate unicamente a far notizia dove la notizia non c’era.

Il tempo ha poi dato ragione a Cantelmo: la fabbrica dei veleni aveva procurato agli ex operai e all’ambiente molti più danni di quanti si potesse immaginare. E tutto era accaduto, guarda caso, con la complicità – poco importa se consapevole o meno – delle troppe disattenzioni della politica e delle istituzioni.

Più volte, ancora dall’attuale Capo della Procura, è stato messo il dito nelle piaghe dell’usura e della droga. Più volte si è levato il monito alle “disattenzioni” verso un territorio che ci si ostina a considerare sano – quasi fosse un debito perpetuo del Padreterno nei confronti dell’Irpinia – e che puntualmente si rivela invece pieno di insidie, niente affatto “importate” bensì di origini rigorosamente locali: insomma, una delinquenza Doc che ha fornito diversi “cervelli” anche alla criminalità organizzata.

Non sarebbe tempo – per dirla con Cantelmo – di dare a questa provincia l’attenzione che merita?