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Buongiorno

04.10.2017 - Buongiorno Italia

Il Referendum Lombardo-Veneto e il danno al Sud

Se qualche parte politica tentasse di farlo, sarebbe una speculazione stupida e facilmente smontabile l’avvicinamento tra il referendum indipendentista della Catalogna e quello dei quesiti autonomisti che il 22 ottobre chiamerà alle urne i nostri connazionali lombardi e veneti. Si tratta, formalmente e sostanzialmente, di questioni molto diverse che non si prestano ad equivoci di sorta.
Gioca invece nell’equivoco, e con buona dose di faccia tosta, il leader della Lega, Matteo Salvini, quando tenta di indorare la pillola sostenendo che il referendum lombardo-veneto, dall’esito peraltro scontato, non sortirà effetti che possano danneggiare il Mezzogiorno d’Italia.

Si comprende, ma non si può giustificare, l’azzardo di Salvini.
Un solo esempio per tutti. Se vince il Sì – come ha ben spiegato Andrea Senesi sul Corriere della Sera di ieri – “...Il pacchetto di materie potenzialmente delegabili dovrà imporre per forza di cose una diversa ripartizione delle risorse, secondo la logica del “più competenze, più risorse”. Non a caso Maroni e Zaia assicurano che attraverso questa via si potrà iniziare a ridurre il residuo fiscale, la differenza cioè tra quanto le Regioni versano in tasse a Roma e quanto ricevono in servizi”.
Eccolo qui il punto. È coerentemente, l’antica battaglia della Lega. La quale non potrebbe non fare gli interessi del Nord, dal momento che è nata per difendere quegli interessi.

Senza andare troppo per il sottile, però, il problema è che gli interessi del Nord non coincidono da decenni con quelli del Sud. E si tratta di interessi economici, non di afflati dello spirito.
Le regioni del Nord versano a Roma più tasse del Sud perché, storicamente, hanno avuto da Roma molto più di quanto Roma ha dato al Sud. E tutto ciò che il Nord ha avuto in più, in termini soprattutto di infrastrutture e servizi, si è trasformato in maggiore possibilità di produrre ricchezza. Ma si tratta, originariamente, di ricchezza nazionale che andava distribuita equamente tra Nord, Centro e Sud. Ciò non è avvenuto, per le ragioni storiche e politiche che conoscono bene i bambini delle elementari e che Salvini finge di ignorare, e ci ritroviamo oggi con l’ancora devastante gap Nord-Sud nel Pil e in tutte le categorie del benessere.
Con buona approssimazione clinica, insomma, Salvini e compagni soffrono di pseudologia fantastica: fanno un discorso, per cavoli loro, che fila a perfezione, ma che si fonda su una premessa sbagliata.

Perciò, non prendiamoci in giro. Fatevi il vostro bel Referendum, in collaborazione con il Movimento 5 Stelle e non pochi sindaci del Pd, oltre che con la benedizione del centrodestra, ma non venite a raccontarci balle. Il Sud ne soffrirà e tanto più.