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Buongiorno

16.06.2019 - Buongiorno Irpinia

Il Sottosegretario 5 Stelle Carlo Sibilia non si pente ma… ci prova

È sempre molto complicato comprendere la sintassi del pensiero politico del deputato (e Sottosegretario) 5 Stelle Carlo Sibilia, come peraltro è facile verificare leggendo la sua intervista pubblicata ieri sull’edizione irpina de “Il Mattino”.
Epperò stavolta, al netto delle indispensabili riserve, e con una generosa dose di sforzo in più, nelle parole del deputato si possono interpretare due novità interessanti. Le riporto di seguito (in neretto), ciascuna seguita da un breve commento (in tondo).

1) “In città (alle elezioni amministrative, ndr) abbiamo raccolto quello che dovevamo. Ma sono deluso perché mi aspettavo che alla nostra squadra fosse data una seconda chance. Quanto è accaduto deve essere di sprone. Il progetto politico che ha vinto ad Avellino, però, è in cerca di autore. I riferimenti governativi, pertanto, sono una necessità. È venuto il momento di andare nella stessa direzione per il bene della città”.

Vuole dire che la responsabilità istituzionale e il buon senso prevarranno sui pregiudizi pseudo-ideologici e demagogici che hanno sin qui caratterizzato certi settori 5 Stelle? È una buona notizia. Se le cose che Sibilia dice (ammesso che le abbiamo interpretate bene, naturalmente) saranno seguite dai fatti, significa che la nuova Amministrazione comunale di Avellino non troverà ostacoli, ad esempio, lungo il percorso delle assunzioni che bisogna fare al più presto possibile, dirigenti e non solo, per dare il carburante che serve ad una macchina lenta anche a causa della carenza di personale. Questo percorso dipende in larga parte proprio dal ministero dell’Interno di cui Sibilia è Sottosegretario. Vedremo.

2) “Le ultime elezioni insegnano che dobbiamo chiuderci meno e aprire alla società civile. Non dobbiamo avere interlocutori privilegiati”.

Apparentemente, quest’ultimo “dixit” di Sibilia suggerisce una contraddizione in termini. I 5 Stelle, infatti, hanno nel loro Dna la presunzione di interloquire sempre e soltanto con il popolo, seppure attraverso una piattaforma che tutto si può definire fuorché “il popolo”. In teoria, dunque, essi già non avrebbero interlocutori privilegiati, già sarebbero aperti alla società civile. Il problema è che nella pratica, invece, i pentastellati della categoria Sibilia discutono soltanto con se stessi e con la ristrettissima cerchia – quasi familiare, certamente settaria – di cui si contornano: hanno nei fatti quotidiani, insomma, “soltanto” interlocutori privilegiati, ammesso pure che sia un utile privilegio (ma per chi?) parlare con gente che sa dire solo “Sì”.
Ma è solo apparenza – dicevamo – il “dixit” di Sibilia. In realtà, egli non ha ancora imparato a recitare il “mea culpa”, non possiede l’umiltà necessaria e il coraggio per riconoscere che qui ha sbagliato tutto: dalle vergognose “vele” alla giubilazione del meet-up, dalle manovre per far dichiarare il dissesto al Comune di Avellino alla gravissima posizione assunta, assieme all’arianese Maraia, sulla Lioni-Grottaminarda: uno “sfizio” che è costato cinque mesi e mezzo di blocco del cantiere e che di certo non accelererà il completamento dell’opera con il ripiego del passaggio di gestione alla Regione.

Sibilia non ha imparato a recitare il “mea culpa”, ma le sue parole vanno interpretate come il riconoscimento implicito degli errori commessi e la dichiarazione esplicita di volervi mettere rimedio. È un buon segnale. Anche perché, al fondo delle cose, con l’aria torbida che si respira nella politica avellinese e irpina, di alcuni sacrosanti “valori” 5 Stelle c’è bisogno come e più di prima. E, tutto sommato, un Sibilia riveduto e corretto potrebbe ancora essere molto utile per la “bonifica ambientale” del capoluogo e della provincia.