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Buongiorno

18.12.2018 - Buongiorno Irpinia

Il caso Anatriello-5 Stelle e gli anticorpi dello Stato

Come si è appreso ieri dai mezzi di informazione, il sub commissario del Comune di Avellino, Agostino Anatriello, si è dimesso dopo soli quattro giorni della nomina. E lo fatto a seguito dei rilievi critici sollevati dal sottoscritto e da Marco Staglianò su Orticalab in merito ai post – di marcato stampo grillino e di attacco ai rappresentanti istituzionali di altri partiti – che Anatriello, alto dirigente del ministero dell’Interno, aveva inopportunamente condiviso su Facebook nei mesi scorsi.

Il nostro ragionamento critico era (è) di lapalissiana semplicità. Anatriello, nelle vesti di sub commissario – incaricato essenzialmente di dire l’ultima parola sulla proposta di dissesto del capoluogo, deliberata dalla giunta Cinquestelle prima della sfiducia al Sindaco e lo scioglimento del Consiglio – non avrebbe potuto garantire l’imparzialità della Pubblica Amministrazione dopo che il Sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, avellinese e grillino, aveva sbandierato ai quattro venti la certezza che i commissari – dunque in primo luogo l’esperto in materia Anatriello – avrebbero deciso per il dissesto. Tutto qui.

Potremmo attaccarci le medagliette al petto per aver sventato ipotesi di comportamenti ostili all’etica della buona politica e della burocrazia, tanto più alla luce delle infelici sortite dell’ex Sindaco Ciampi e della sua Giunta, che ieri l’altro – riferendosi seppure vilmente in anonimia al sottoscritto e a Staglianò – avevano parlato di “squallido giornalismo”.

E invece no: niente medagliette. Soltanto la presa d’atto, come ha già sottolineato il direttore di Orticalab nel suo editoriale, che lo Stato ha i suoi anticorpi ancora vivi e operativi, anche a dispetto di quanti avevano fatto della “Honestà” politica la loro bandiera e si ritrovano a comportarsi oggi in maniera intellettualmente disonesta (ma forse proprio per scarsità d’intelletto) esattamente come certi Signori – si fa per dire Signori – della Prima Repubblica.