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Buongiorno

17.11.2019 - Buongiorno Campania

Il caso dell’infermiere aggredito da un esagitato e “mazziato” dal Pubblico Ministero

Le cronache napoletane di ieri hanno raccontato un episodio sanitario-giudiziario che provo a sintetizzare al massimo per poi concludere con una brevissima chiosa.

Ospedale Santobono, 22 settembre scorso. Un infermiere di 45 anni, in servizio presso quella struttura da circa 20, viene aggredito con una stampella, senza alcun motivo plausibile, dal padre di una bimba di cinque anni ricoverata in codice verde per un problema respiratorio che si sarebbe risolto in breve tempo con l’aerosol, come peraltro risulta dagli atti ufficiali.

Il fatto si consuma in pochi attimi, quanti bastano per causare all’incolpevole malcapitato la frattura di un dito e 24 giorni di prognosi. Viene presentata denuncia, la Procura apre il fascicolo sull’ipotesi di lesioni volontarie, la ricostruzione della vicenda attraverso le testimonianze raccolte non lascia margini di dubbio circa la dinamica raccontata dall’infermiere.

La sorpresa arriva con la decisione del Pubblico Ministero di chiedere l’archiviazione del caso perché (sic!) “Per le modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa sia di particolare tenuità”.

Avete capito bene: un dito fratturato e 24 giorni di prognosi rappresentano una circostanza di “particolare tenuità”. Così come diventa giustificabile la “modalità della condotta”, ossia l’uso di una stampella e non già di un bastone, magari provvisto di ferri acuminati del tipo preferito dai barbari.

Ora, con tutto il dovuto rispetto per la magistratura inquirente, cosa avrebbe da dire e da scrivere quel Pm se una persona, per un qualsiasi motivo esagitata, entrasse nella sua stanza e gli facesse un occhio nero? Scriverebbe che per la “modalità della condotta”, ossia l’uso del pugno, e “l’esiguità del danno”, ossia un solo occhio nero invece di due, il caso va archiviato?

Molto probabilmente, al di là dell’episodio specifico, quel Pm non si è reso conto di quanto devastante sia il messaggio che l’insostenibile leggerezza della richiesta di archiviazione fa arrivare alla comunità di persone normali. Non si è pensato che una roba del genere può autorizzare chiunque ad entrare perfino in sala operatoria e prendere a schiaffi chirurghi e infermieri intenti a fare il loro dovere? Non è sufficiente la frequenza con cui si consumano aggressioni negli ospedali della Campania e d’Italia?

C’è da sperare che il Gip tra le cui mani finirà questa vicenda abbia maggiore considerazione per il buon diritto della vittima di ottenere una sentenza dalla magistratura giudicante: foss’anche soltanto di una sentenza di scuse.