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Buongiorno

21.11.2017 - Buongiorno Irpinia

Il clochard dato alle fiamme da un minorenne. Ma dove sono le famiglie?

Buongiorno, Irpinia.
Sono stati bravi gli agenti della Mobile di Avellino. Nel giro di soli due giorni hanno individuato il ragazzo che venerdì sera, in piazza Kennedy ad Avellino, ha lanciato fazzoletti imbevuti di liquido infiammabile sotto il porticato dello chalet dei giardinetti dove dormiva Oleg, un clochard di 43 anni immigrato dall’Ucraina.

Evitata la tragedia di questo povero disgraziato (se l’è cavata con lievi ustioni, grazie a Dio), resta il dramma d’una realtà tutta avellinese di fronte alla quale non si può far finta di niente. Sia perché l’autore dell’episodio ha soltanto 14 anni, sia per la motivazione del gesto che gli investigatori avrebbero appurato nel corso degli interrogatori.

Pare, infatti, che il 14enne sia stato “sfidato” a dimostrare il suo “coraggio” da altri tre ragazzi, più o meno della stessa età. Niente a che vedere con l’intolleranza xenofoba, come in un primo momento pure si era ipotizzato, ma un gravissimo episodio di bullismo che rinvia alle cronache di realtà metropolitane cui la cultura sociale irpina fino all’altro ieri sembrava del tutto estranea.

Insomma, forse questa volta non possiamo cavarcela con i soliti generici appelli ai “maggiori controlli” da parte di Polizia e Carabinieri. Sarebbe da irresponsabili lamentarsi del grado di sicurezza che il nostro “ordine pubblico” quotidianamente ci garantisce.

Sarebbe piuttosto il caso di prendere rigorosamente sul serio quanto ha detto Patrizia Esposito, presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli, a proposito dell’esplosione di violenza che ha visto protagoniste, sabato notte nel capoluogo partenopeo, bande di ragazzini armati di pistole: movida finita con sei feriti a causa di colpi sparati ad altezza d’uomo.

“La responsabilità di queste azioni senza precedenti – ha detto il magistrato – è di tutti, nessuno escluso. Anche se c’è una responsabilità genitoriale molto forte. Come è possibile che dei ragazzini alle quattro di notte siano ancora in strada? Dove sono le mamme e i papà? È a loro che spetta la funzione di controllo e di educazione. I giovani non vanno mai lasciati soli, hanno bisogno di essere ascoltati, seguiti, sorvegliati quando è necessario”.

Certo: sarebbe fuori luogo l’avvicinamento tra ciò che è accaduto a Napoli sabato notte e l’episodio, ancorché gravissimo, del clochard ad Avellino. Ma non servono speciali analisi sociologiche per concludere che le due fattispecie di violenza hanno, comunque, una radice comune individuata dal presidente del Tribunale minorile: l’assenza delle famiglie.