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Buongiorno

29.03.2018 - Buongiorno Irpinia

Il congresso del Pd irpino e l’onda lunga dei Cinque Stelle

Buongiorno, Irpinia.
Ho già espresso la mia modesta opinione circa la inopportunità di far celebrare il congresso provinciale del Pd nelle condizioni in cui il partito si ritrova, a maggior ragione dopo l’esito elettorale disastroso del 4 marzo.

L’esigenza di rifondazione è nei fatti. Non lo dice il sottoscritto. Emerge dalle analisi degli addetti ai lavori, da un capo all’altro dell’Italia. E se questa esigenza è generale, figurarsi quanto lo sia nel particolare irpino. Dove – è bene ricordarlo – è stato proprio il commissario David Ermini a gridare allo scandalo per il numero sproporzionato di tesserati: più di quanti ce ne siano in provincia di Firenze, che ha una popolazione di oltre un milione di abitanti, a fronte dei 430mila irpini, ed una “densità” elettorale Pd, anche per essere tradizionalmente un’area rossa, di gran lunga superiore a quella della provincia di Avellino.

Insomma, essendo del tutto evidente – si fa per dire - che in Irpinia ci sono più tessere che voti Pd, ci si avvia a celebrare un congresso che non “rifonda” il partito, come sarebbe indispensabile e urgente, ma si limita a dargli una mano di vernice. Perché – ecco il punto – ciò che interessa ai Signori delle tessere è tenere occupata la casa, restarne i padroni, non già fare in modo che non crolli.

Il terremoto Cinque Stelle del 4 marzo, dicevo, non ha insegnato niente. Eppure in Irpinia, zona ad alto rischio sismico, si dovrebbe sapere meglio che altrove come funziona. Quando il 21 agosto del 1962 la terra irpina fece i capricci e cominciò a “sbattersi”, molte case che dovevano essere abbattute e ricostruite furono ristrutturate. Poi fu la volta di quel maledetto 23 novembre ‘80, e le case che crollarono furono soprattutto quelle riparate diciotto anni prima.

Il Partito Democratico irpino di oggi sta metaforicamente nelle stesse condizioni. Non può essere ristrutturato, va ricostruito dalle fondamenta, se vuole resistere all’onda lunga del sisma Cinque Stelle. Non si può immaginare un “cantiere” di poche settimane, appena sufficienti a colare un po’ di calce e sabbia qua e là. Serve un progetto, servono gettate copiose di buon cemento, servono collaudi severi.

I De Caro, le D’Amelio, i De Luca, le Paris, i Famiglietti, e tutta la varia umanità di violinisti e trombettieri al seguito, sono ansiosi di fare il congresso, per di più con un maestro d’orchestra – David Ermini – che confonde lo spartito della “Tosca” con la tarantella di Montemarano? Si accomodino pure. Niente lamenti, però, se saranno seppelliti dalle macerie che essi stessi hanno elevato a dignità di Casa Pd.