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Buongiorno

03.10.2017 - Buongiorno Irpinia

Il “miracolo” irpino di San Francesco a Folloni

Buongiorno, Irpinia.
La scorsa settimana, per l’esattezza martedì 26 settembre, nel giorno del ventesimo anniversario del terremoto di Assisi, il Corriere della Sera ha ricordato la tragedia nelle pagine delle Cronache attraverso il racconto di Paolo Antonelli, un cameraman di Umbria Tv che si trovava all’interno della Basilica di San Francesco al momento della scossa e riuscì a filmare “...il crollo fragoroso delle volte...”.

Ho ripreso quel servizio del Corsera perché in esso c’è un po’ d’Irpinia. In un box a piede pagina, infatti, si ricorda che il “sacco” del Poverello d’Assisi, un frammento del “sacco” in verità, viene conservato da oltre 700 anni nel convento di Folloni a Montella, che secondo la leggenda sarebbe stato fondato proprio da Francesco, presente in quei luoghi durante un viaggio verso il Santuario di San Michele sul Gargano.

Torna di attuale interesse questo dettaglio perché proprio ieri, seconda giornata della ventesima edizione di “Francesco d’incanto” - l’evento di arte, musica e spiritualità organizzato nel complesso conventuale di Montella – esperti di fama internazionale hanno ricordato, e confermato, i risultati della ricerca di datazione al radiocarbonio sul “sacco” condotta da Kaare (Università della Danimarca Meridionale) con il contributo di Ilaria Degano (Università di Pisa) e Maria Perla Colombini (Cnr).

Effettivamente, insomma, risale al 1200 la tela di quel “sacco” che Francesco, ancora secondo la leggenda, avrebbe inviato pieno di pani ai suoi frati “...ridotti allo stremo nel convento assediato dalla neve e dai lupi”.
La reliquia è motivo di grande attrazione a Folloni per i fedeli di San Francesco. Ma l’imponente complesso conventuale di oggi, nato sui ruderi della prima piccola struttura del XIII secolo e via via rinnovato, riserva altre sorprese di grande interesse culturale, avendo ricevuto nei secoli attenzione e privilegi, proprio per la sua importante valenza religiosa, da parte dei sovrani che si succedettero sul trono di Napoli.
Di sicuro interesse, ad esempio, è la Biblioteca, istituita nel XV secolo, che espone ben 20mila volumi nonostante abbia subito saccheggiamenti in epoca napoleonica. Così come di grande pregio, per l’unicità al mondo, è la “giornea” del conte Diego Cavaniglia, esposta nel Museo dall’Opera, adiacente al convento, assieme ad una straordinaria collezione di preziosità storiche ed artistiche in ceramica, argento, legno e tessuto.
Non è superfluo ricordare, infine, che al restauro del complesso conventuale contribuì anche Umberto II, che fu molto spesso ospite dei frati durante la Seconda Guerra Mondiale: tanto spesso da avere la “sua” stanza fissa, diventata per ciò stesso storica.

Ho preso volutamente “a pretesto” la vicenda di San Francesco a Folloni per ricordare, innanzitutto a me stesso, che questa nostra Irpinia è ricchissima di tracce straordinariamente importanti sul piano artistico, storico e culturale. Ma che, purtroppo, i primi ad ignorarne l’esistenza, dunque a non apprezzarne il valore, siamo proprio noi irpini.
Certo, in parte per responsabilità politiche e istituzionali, considerata la scarsa propensione pubblica a comprendere e a sostenere l’importanza del marketing territoriale. Ma è responsabilità soprattutto di noi singoli cittadini irpini, troppo chiusi nei nostri individualismi, nei nostri egoismi, perfino nella nostra paura di apparire e di dire. Ed è un vero peccato, perché ci stiamo perdendo uno spettacolo molto bello e significativo: lo spettacolo della nostra terra attraverso gli occhi della sua storia.

Intanto un consiglio ai lettori che mi onorano della loro attenzione: domani ricorre il giorno di San Francesco, profittatene per una escursione a Folloni. Soprattutto voi giovani: anche perché, a proposito del conte Diego Cavaniglia, potrete scoprire il “Monumento degli Innamorati”. Una bella storia, non ve la perdete.