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Buongiorno

15.10.2018 - Buongiorno Irpinia

Il rischio che il Pd rinasca già morto

Nella Siringa di oggi, che potete leggere qui a fianco, Mila Martinetti l’ha buttata sullo scherzo, come sempre fa: un po’ per sdrammatizzare, un po’ per pungere, attraverso la satira, con la speranza che le facce vecchie, o comunque già noiose, della politica si facciano da parte.

Epperò il problema è davvero molto complesso. Dice una eresia chi sostiene che non ci sia bisogno di un partito politico che riprenda l’idea originaria del Partito Democratico e la faccia “camminare” su altre gambe: più solide, più “pulite”, più gambe della gente comune che vive la realtà di tutti i giorni su questa Terra, non su Marte.

Purtroppo, ahinoi, il rischio è che il “nuovo” Pd di cui si parla, quello del dopo-Renzi, sia nella sostanza un Renzi bis, magari con un diverso trucco, un diverso abbigliamento, una diversa forma.

Prendete l’Irpinia, la nostra provincia. I primi a correre alla corte di Nicola Zingaretti, uno dei tre (per ora) candidati ufficiali alle Primarie per la segreteria nazionale, sono le persone – per carità, tutte rispettabilissime – che già ci hanno provato, con risultati oggettivamente deludenti.

Enzo De Luca, Franco Vittoria, Michelangelo Ciarcia, Gianluca Festa, Rosetta D’ Amelio – e l’elenco potrebbe allungarsi a dismisura, in lungo e in largo nelle varie esperienze irpine – possono avere ancora tante cose da raccontare, e ne hanno senza dubbio diritto. Ma altro è partecipare, altro è nutrire l’ambizione, ancorché per adesso inconfessata, di guidare processi politici di rifondazione e rilancio d’una idea e d’un partito che essi stessi, in diverso senso e in diversa misura, hanno contribuito ad affossare.

È tempo di dare un taglio netto con il passato, non può più funzionare. E la questione non ha alcun legame con l’anagrafe, niente a che vedere con l’età, il discrimine non è tra vecchi e giovani. Stiamo conoscendo, proprio in questa fase, giovanissimi che sono di gran lunga già più anziani – chessò – d’un Ciriaco De Mita, senza averne la freschezza mentale e la passione politica che l’energia della loro giovinezza dovrebbe garantire.

La questione vera è che la gente comune vive una profondissima crisi di rigetto verso il “già visto”. È probabile che in un futuro tutt’altro che remoto apparterranno al club del “già visto” anche i volti dei Cinque Stelle e la faccia di Matteo Salvini, giusto per citare il “modello” politico oggi più gradito ad una larghissima fascia di italiani. A maggior ragione, se questo è, appare necessario che i De Luca, le D’Amelio, i Vittoria, i Ciarcia e via discorrendo prendano coscienza che il loro tempo politico è finito. Quanto prima si decidono a lasciare la scena, tanto prima può prendere forma la speranza che la Politica riconquisti il suo spazio e il suo tempo.

È un atto di generosità che molto difficilmente sarà offerto e consumato. È qui il dramma. Ecco perché credo che il “nuovo” Pd che sta nascendo non è quello che serve all’Irpinia, alla Campania e all’Italia. Ed è la stessa ragione, io credo, per cui non ci sarà, per ora e per diversi anni ancora, un Pd di speranza, di vittoria, di governo.