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Buongiorno

23.04.2017 - Buongiorno Irpinia

Il sindaco Foti e la “Questione Immorale”

Buongiorno, Irpinia. Senza dover ricorrere a dotte analisi politiche e sociologiche, volete comprendere perché il Movimento 5 Stelle avanza, nonostante non abbia un affidabile programma di governo, e il Pd di Renzi arretra pur avendo una corposa e concreta proposta per portare l’Italia fuori dalla palude?
La risposta è molto più semplice, addirittura più banale, di quanto si possa immaginare: i Cinque Stelle tirano molto più del Pd perché Matteo Renzi ha rottamato la “questione morale”. Non è stato lui ma l’apparato di periferia del Partito Democratico? Non cambia nulla. In politica più che in altri campi delle umane attività vige il principio della responsabilità oggettiva: ai capi vanno i meriti anche delle cose buone fatte dagli anonimi del partito, ma i capi devono parimenti accollarsi l’onere delle cose cattive, chiamiamole pure porcherie, che fanno i suoi. Il solo rimedio possibile è che il capo cacci a calci nel sedere il colonnello o il soldatino di piombo che sbaglia.
Andiamo sul pratico con un esempio irpino fresco di giornata.
Il sindaco Pd Paolo Foti andrebbe cacciato a calci nel sedere dal municipio di Avellino, e quindi accompagnato a casa a suon di fischi e pernacchie, per ciò che ha detto a proposito del caso-Iannaccone.
Riassumiamo. Nel dicembre scorso, l’assessore Arturo Iannaccone, specialista chirurgo convenzionato con l’Asl di Avellino, finì nell’elenco dei “furbetti del cartellino” e sottoposto a misura cautelare interdittiva dai pubblici uffici per due mesi. Come conseguenza immediata, non si dimise volontariamente ma fu di fatto dimissionato dalla magistratura. A suo carico ci sono accuse infamanti di falso e truffa ai danni della pubblica amministrazione: il processo stabilirà la reale portata della condotta dolosa che gli è stata contestata. Intanto, sulla base della flagranza dei reati sostenuta sia dal Pubblico Ministero che dal Gip, l’Asl ha provveduto a revocargli l’incarico di consulente. Il sindaco di Avellino ha invece deciso di rinominarlo assessore.
E’ un classico caso di “questione morale” messa sotto i piedi, a dispregio della più elementare etica politica ancor prima che del buon senso comune e della stessa magistratura.
Ma non è tutto. Il peggio è nelle motivazioni che il sindaco Foti ha dato della sua decisione. La prima: una cosa è la vicenda Asl, altro è la carica politica. Estremizzando, giusto per addentrarci fino in fondo al pensiero di Foti, se Tizio uccide Caio a Milano, non si può dire che sia un assassino anche ad Avellino. La seconda motivazione. «Anche io – dice il sindaco – sono indagato e rinviato a giudizio. Dovrei forse autoeliminarmi? Si tratta di piani distinti e separati, almeno fino a quando non ci sarà una sentenza passata in giudicato».
Eccola qui, dunque, bell’e definita la “questione morale” secondo Foti. Perché un sindaco o un assessore, ed estendendo, un consigliere regionale, un Governatore, un deputato, un senatore, un ministro e via discorrendo – accusato di checchessia, dall’abuso alla truffa, dal falso alla concussione, dalla bancarotta fraudolenta all’associazione camorristica – sia indotto a togliere il disturbo, bisogna attendere la sentenza di terzo grado, vale a dire – mediamente – sei anni. Nel frattempo, può continuare a fare il suo porco comodo nelle istituzioni, perché e chiaro che la “questione morale” secondo Foti è onnicomprensiva delle eventuali recidive di condotte criminose.
Ora, il problema politico non è soffermarsi sulle cose che dice il sindaco di Avellino, che notoriamente spesso parla a vanvera. Nella fattispecie, addirittura straparla a vanvera: gli servono, per il Bilancio, i voti dei due consiglieri comunali che fanno capo a Iannaccone, e allora tutto fa brodo, anzi brodaglia. Il problema vero, dunque, non è ciò che dice Foti, ma è di sapere se la pensano come Foti, sulla “questione morale” in politica, i suoi amici irpini di partito, a cominciare dai membri del Direttorio Pd: Valentina Paris, Luigi Famiglietti, Rosetta D’Amelio ed Enzo De Luca. Sarebbe gradito anche il pensiero degli altri dirigenti in vista del partito. Ma vedrete, se ne staranno tutti buoni e zitti: alcuni perché, al pari del sindaco, sono indagati; gli altri perché – non si sa mai – potrebbero finire prima o poi nella maglie della giustizia. Un investimento per il futuro, insomma. A danno del Pd e sicuro vantaggio dei Cinque Stelle.