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Buongiorno

12.04.2017 - Buongiorno Campania

In Campania si muore prima. Grazie alla politica

Buongiorno, Campania. Delle due l’una: o il rapporto “Osservasalute” racconta frottole sui primati negativi della nostra regione in materia, appunto, di salute; oppure ci sono precise e colpevoli responsabilità di “qualcuno” o “qualcosa” se noi cittadini di questa regione siamo molto più esposti di tutti gli altri italiani al rischio di una aspettativa di vita meno lunga.
Diciamolo subito e senza equivoci: l’Osservatorio nazionale sulla salute è una istituzione seria ed ampiamente collaudata. Il coordinatore è il presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, Walter Ricciardi; alla ricerca ed alla elaborazione statistica dei dati collabora l’Università Cattolica di Roma. Insomma, niente improvvisazioni e niente superficialità.
C’è di fatto, allora, che secondo lo studio riferito al biennio 2012-2013 e presentato ieri l’altro nella Capitale, la Campania è la regione dove più alto risulta il rischio di “mortalità riconducibile ai servizi sanitari”. Il concetto è reso inequivocabilmente esplicito nel rapporto di Osservasalute.
A questo genere di mortalità si attribuiscono “i decessi considerati prematuri che non dovrebbero verificarsi in presenza di cure appropriate e tempestive”. Il che fa il paio, esattamente, con la classifica italiana dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) che pure vede la Campania occupare l’ultimo posto.
In altre parole, da noi non si muore prima che altrove perché siamo vittime predestinate d’un destino cinico e baro. Noi viviamo meno a lungo rispetto ai nostri connazionali del Centro-Nord e delle stesse altre regioni meridionali perché, alla latitudine del sistema sanitario della Campania, le cure non sono “appropriate” e “tempestive” come dovrebbero essere, comunque sono al di sotto degli standard della Lombardia, della Toscana, del Lazio e via discorrendo.
Non sono sufficientemente bravi i nostri medici? Balle. I medici della Campania li trovate dappertutto nel Centro-Nord e all’estero e, generalmente, sono i migliori. Dunque è il “sistema”. Fa acqua il sistema. E la responsabilità del sistema è la “politica”: quella istituzionale, e un po’ sopra di essa quella squisitamente dei partiti politici. Perché sono i partiti politici, i loro leader e leaderini, che governano le istituzioni.
In Campania – non solo in Campania, in verità, ma qui in misura scandalosa – la Sanità ha rappresentato da sempre il serbatoio elettorale più ambito e al tempo stesso più generoso. C’è un legame strettissimo tra sistema clientelare e qualità del sistema sanitario. Non è paradossale dire che in Campania viviamo meno a lungo perché siamo “curati” più dai cattivi politici che dai bravi medici.
Dalla campagna elettorale delle scorse regionali in poi, il Governatore De Luca è stato è il più inflessibile accusatore della politica politicante che ha ridotto il sistema sanitario della Campania nelle condizioni scandalose in cui si trova. Ma ora, a maggior ragione di fronte ai dati impietosi di Osservasalute, De Luca non può più limitarsi a teorizzare la rivoluzione promessa scrivendo ricette: servono “cure appropriate e tempestive” se si vuole evitare che i medici continuino a discutere e i malati – precocemente – muoiano.
Certo, perché il Governatore possa concretamente muoversi, è indispensabile che il Consiglio dei Ministri si decida a nominarlo commissario per il piano di rientro del debito sanitario. Ma, vivaddio, non può essere una Beatrice Lorenzin qualsiasi a bloccare il capo del Governo. Sicché ricorre proprio il caso di dire, con il Grande Totò: “Caro Gentiloni, siamo uomini o caporali?”.