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Buongiorno

16.01.2019 - Buongiorno Irpinia

Industria Italiana Autobus: anche Di Maio si è fermato in salita

Avrete letto che gli operai della Industria Italiana Autobus di Valle Ufita, ma meglio sarebbe dire del fantasma di quella fabbrica, hanno scritto una lettera al ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, dopo l’ultimo, deludente incontro a Roma con gli alti dirigenti del dicastero.

C’è un passaggio di quella lettera che vorrei riproporre. Recita così: “Mentre noi chiedevamo lavoro, altri paventavano una Cassintegrazione di tre mesi (dopo 9 anni già di Cassintegrazione). Insomma, mentre noi volevamo essere il Sud che vuole lavorare dignitosamente e guadagnarsi lo stipendio, ci veniva proposto il solito, stucchevole, deprimente e irrispettoso assistenzialismo”.

Diciamolo subito: né Di Maio né i 5 Stelle sono responsabili della drammatica vicenda della Ex Irisbus di Flumeri. Altri governanti e altre parti politiche hanno consentito che la Fiat si defilasse dopo decenni durante i quali ha potuto godere di benefici statali assolutamente straordinari. Altri, cinque anni fa, hanno consegnato lo stabilimento nelle mani di pseudo-industriali pur di affrancare definitivamente Fiat da ogni ulteriore impegno (e pesi sulla coscienza).

Con altrettanta chiarezza, però, dobbiamo dire che i capitoli del passato erano stati chiusi e seppelliti con la formale promessa del ministro Di Maio che nel giro di qualche mese la vicenda IIA sarebbe stata risolta con la creazione di un vero, grande “Polo Autobus” italiano attraverso la partecipazione di Ferrovie dello Stato.

Questo progetto è fallito sul nascere. IIA è finita (per ora) in mani straniere e, quel che è peggio, continua a produrre (forse) Cassintegrazione e non Autobus.
Spiace doverlo ricordare, ma il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico non ha più alibi.

La lettera degli operai di Valle Ufita è una dignitosissima, estrema richiesta di aiuto. Di Maio ha il dovere di dire come stanno le cose e quale seria evoluzione le cose possono avere. Dimostri di essere bravo nell’arte del governo almeno quanto lo è stato in quella dell’opposizione. Le parole non bastano più.