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Buongiorno

27.05.2017 - Buongiorno Italia

Industria Italiana Autobus: cronaca di un flop annunciato

Buongiorno, Italia. Non c’era bisogno della zingara per indovinare che la delegazione della Industria Italiana Autobus non avrebbe trovato, giovedì al ministero dello Sviluppo Economico, un paniere pieno pieno di fragole di giardino e “ciento rose ‘ncappucciate”, giusto per sdrammatizzare con i versi della intramontabile canzone napoletana.
Non c’era bisogno di un’altra, stucchevole riunione per sentirsi dire che il governo non ha alcuna intenzione di ordinare alla Consip, o a qualsiasi altra centrale o succursale pubblica, di inserire nei bandi di gara per l’acquisto di autobus la premialità a favore delle case costruttrici che operano sul territorio nazionale. Le norme europee sono quelle che sono e non si possono cambiare con il desiderio.
E non c’era nemmeno bisogno della zingara per capire, fin dall’inizio, che il dottor Stefano Del Rosso, Amministratore delegato della “IIA”, è persona preparata, animata da nobili intenzioni quanto si vuole, versatile e simpatica che di più non si può, ma è tutto fuorché un industriale.

Il suo progetto era carente e faceva acqua da ogni parte, quando lo presentò al ministero e al sindacato oltre tre anni fa, e tale è rimasto.
Del resto, non si può subentrare ad un colosso come la Fiat, che per decenni ha fabbricato autobus in Valle Ufita e poi altrove in Europa, senza avere la consistenza finanziaria e la storia della casa torinese.
E poi, diciamola tutta: ma se Fiat, che è Fiat, decide di sbarazzarsi dello stabilimento di Valle Ufita, cedendolo gratis al primo che arriva (tramite il Mise) assieme a ben un milione e centomila metri quadrati di suoli infrastrutturati, possibile che nessuno si sia chiesto: perché?

Silvia Curcio, operaia dell’ex Irisbus oggi IIA, simbolo di tante aspre battaglie per far sopravvivere la fabbrica irpina, qualche giorno fa ha scritto un commento garbato ma sottilmente polemico nei miei confronti, quasi lasciando intendere che io remassi contro l’azienda e gli operai.
Niente di più lontano dalla verità, stimatissima amica Silvia. Fin dall’inizio di questa vicenda, mi sono premurato di capire ciò che stava dietro ciò che appariva. Ahimè, i fatti mi stanno dando ragione ed io vivo questa condizione con sincera e profonda amarezza. Sono sempre stato dalla parte dei lavoratori, non soltanto quelli della ex Irisbus: basta un po’ di buon senso per comprendere quanta solidarietà ci sia da parte mia verso gli operai. Ma insieme, anche quanta rabbia io nutra verso la classe dirigente politica di questa provincia, con rarissime eccezioni, che fin dall’inizio ha seguito la vicenda “IIA” con ipocrisia degna di miglior causa.

A parte Angelo D’Agostino e Giancarlo Giordano, palesemente e motivatamente scettici dalla prima ora, è vero o non è vero che gli altri parlamentari irpini, segnatamente il duo Paris-Famiglietti, si sono spellati le mani per applaudire un percorso governativo che alla fine ha portato nel vicolo cieco di oggi?
La verità è che sono state fatte, o fatto intendere, promesse che non si potevano mantenere. Chi doveva vigilare sugli impegni del Mise erano soprattutto loro due, i deputati per grazia ricevuta, Paris e Famiglietti.

E allora – cara Silvia e cari disperati lavoratori dell’ex Irisbus – fatevi risarcire, politicamente parlando, per l’insipienza di politici locali che hanno seguito questa vicenda come seguono la strada di ritorno a casa quelli che si intrattengono più del dovuto in osteria alzando il gomito.
Ed è anche ora che l’Asi chieda il risarcimento a chi di dovere per il mancato utilizzo, in Valle Ufita, di un milione di metri quadrati acquistati per quattro soldi e mai utilizzati per finalità di sviluppo industriale, com’è nella norma.