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Buongiorno

11.10.2017 - Buongiorno Irpinia

Industria Italiana Autobus: è tempo di mobilitarsi

Buongiorno, Irpinia.
Facciamo tutti gli scongiuri possibili, ma per come le cose sono sempre state, fin dall’inizio della vicenda “Industria Italiana Autobus”, l’anno prossimo di questi tempi staremo ancora a parlare delle troppe incertezze che raccontano la realtà della fabbrica di Valle Ufita.

Non sorprende l’ultimo annuncio di cassintegrazione che interesserà 52 dei 120 lavoratori per i mesi di novembre e dicembre. Oggi è il calo di commesse per i ritardi nell’assegnazione di alcune gare, come ha spiegato il presidente di “IIA”, Stefano Del Rosso. Domani la motivazione sarà un’altra. E poi ce ne sarà un’altra ancora.

Senza nulla togliere alla buona volontà e al grande impegno profuso da Del Rosso, il destino di Industria Italiana Autobus è e resterà incerto perché quella fabbrica è nata nelle incertezze.

Il sottoscritto ebbe l’ardire di rilevarne le contraddizioni quando questa avventura cominciò. E divenne oggetto di rilievi critici da parte dei lavoratori storici della Ex Irisbus, tutti mollati dalla Signora Fiat, i quali – in preda alla disperazione – si aggrapparono alla speranza e guardarono con fiducia e simpatia l’avventura intrapresa da Del Rosso.

Tra le tante incertezze, le più incerte erano la reale consistenza finanziaria della società subentrante e la sua capacità produttiva. E poi c’era una domanda scontata che qualsiasi imprenditore d’un certo spessore si sarebbe posto: “Ma se il colosso Fiat ha mollato questo stabilimento e se ne è andato a produrre autobus all’estero, c’è o non c’è una ragione?”.

Noi abbiamo voluto illuderci che per resuscitare il cadavere bastassero la carica di buona volontà di Del Rosso e l’impegno dell’allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, oggi ministro per il Mezzogiorno. Per carità, genuini sia la ferrea volontà del primo che l’impegno del secondo. Ma poi si è visto come è andata a finire. Perché, diciamolo con franchezza, quando il destino d’una fabbrica non è legato alla forza imprenditoriale e alla capacità di competere, secondo le regole del mercato, ma a richieste di protezionismo locale per vincere le gare, come fa Del Rosso, è del tutto scontato che la “IIA” non può avere futuro.

Possiamo fare tutti gli scongiuri che vogliamo, la realtà non cambia. Dal tunnel non si esce se non si ricomincia dal “buco” di entrata. Il problema della “IIA” va affrontato con serietà e subito. Ma non con i “deputatelli” dei paesi che dominano dalle loro fresche alture la Valle dell’Ufita. È infelicemente collaudata la capacità di questi parlamentari di farsi ascoltare ai piani alti della politica romana.

Qui serve altro. Qui serve la mobilitazione della provincia irpina, come si faceva una volta. L’interlocutore, o mediatore presso il Governo, non può che essere ancora lui, Claudio De Vincenti: non solo perché è ministro per il Mezzogiorno, quant’anche e soprattutto perché fu lui a togliere le castagne dal fuoco alla Fiat, e a regalarci per Valle Ufita il primo imprenditore arrivato.

Non possiamo dimenticare che Fiat, pur di non aver noie e conservare buoni rapporti con il Governo centrale, cedette “a gratis” quello stabilimento e il milione e 200mila metri quadrati di suoli infrastrutturati adiacenti (e mai utilizzati) avuti dall’Asi per quattro soldi.

Nella sostanza delle cose, quell’enorme area industriale è patrimonio dell’Irpinia: non possiamo subire una beffa del genere oltre al danno di un’industria – per carità, non per colpa di Del Rosso – che alle condizioni date non ha futuro.