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Buongiorno

27.09.2018 - Buongiorno Irpinia

Industria Italiana Autobus: il giochino è durato fin troppo

Eh, no: adesso non si può continuare a giocare a gatto e topo. La ex Irisbus è costata troppo alla comunità irpina e allo Stato, in termini di risorse pubbliche impegnate e di sacrifici sopportati dai lavoratori (senza aggiungere il resto dei tempi di Iveco), perché – venendo ad oggi – i vertici di IIA, da una parte, e il Ministero dello Sviluppo Economico, dall’altra, possano consentirsi il lusso di raccontare due verità diametralmente opposte.

La cronaca delle ultime ore l’avrete già appresa. In sintesi, un comunicato di Industria Italiana Autobus tenta sostanzialmente di smentire il ministro Di Maio, il quale l’altra settimana aveva annunciato una manifestazione d’interesse da parte di Ferrovie dello Stato, attraverso BusItalia, per una partecipazione societaria in IIA. La notizia diffusa dal Vice Premier, naturalmente, era stata accolta con favore sia dai lavoratori degli stabilimenti di Valle Ufita e Bologna che dalle organizzazioni sindacali e dal versante politico delle due regioni interessate.

È del tutto evidente che Ferrovie dello Stato non era affatto tenuta a comunicare alla IIA una manifestazione di interesse che in questa fase non poteva che essere indirizzata al Mise. Sotto questo aspetto, dunque, la smentita di IIA è probabilmente destinata a rivelarsi del tutto infondata. Ciò che appare decisamente molto grave, invece, è che i vertici aziendali si siano scagliati con tanta veemenza contro un ministero che sta cercando di salvare una iniziativa industriale sull’orlo del fallimento per la inadeguatezza dei mezzi finanziari dei suoi promotori.

La nota dei vertici aziendali non si limita al tentativo di smentita del Mise. Nell’annuncio di convocazione di una nuova assemblea straordinaria dei soci, infatti, si legge una velata minaccia di spingere la questione IIA fino alle estreme conseguenze, ossia verso uno sbocco che da più parti viene interpretato come l’anticamera d’una soluzione fallimentare.

La sostanza delle cose è che l’azienda lamenta il mancato mantenimento degli impegni assunti dal Mise, mentre il Mise ha più volte ribadito che non si fida dell’attuale assetto societario di IIA e che “bisogna andare oltre” con nuovi capitali, nuova dirigenza, nuovo piano industriale.

Il topo e il gatto, appunto. Questo gioco, però, non diverte più. È tempo di uscire allo scoperto.