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Buongiorno

19.04.2019 - Buongiorno Irpinia

Io, sacerdote di 32 anni, la fede e mia sorella uccisa dai terroristi

Domani, vigilia di Pasqua, troverete alla sezione "Persone" la video-intervista a Don Luca Monti, parroco di Santa Lucia di Serino (sarà in onda domenica alle 13,00 anche su Irpinia Tv). Don Luca, originario di Magliano Sabina, ha soltanto 32 anni, ma la sua vita ha già restituito esperienze straordinarie, nel dolore come nella gioia.
Gli ho chiesto di raccontarsi per il mio Blog. Ecco, di seguito, un suo interessantissimo “profilo essenziale", in attesa di conoscerlo e ascoltarlo in video.

Nasco sabino e sono contento: le mie origini sono laziali, in un paese “di frontiera” e di confine con l’Umbria. Magliano Sabina, ultimo paese della provincia di Rieti (che di reatino ha poco o nulla) storicamente e “geograficamente” è un crocevia di culture. Una specie di tappa visiva forzata per chi viaggia verso nord. Si affaccia sulla Via Flaminia, guarda l’Etruria (Viterbo), Roma e le colline verde-scuro della provincia di Terni.

Riesco a localizzarmi solo con quelli che almeno una volta della vita sono andati ad Assisi o a Cascia. Sono costretti a passare sotto il casello autostradale di Magliano Sabina.

Dalla mia terra di origine ho ricevuto, fra tante benedizioni, soprattutto il dono di essere un uomo aperto all’orizzonte.

La mia vocazione sacerdotale ha una culla e questa è visceralmente legata al mio paese di origine.

A Magliano Sabina nasco il 10 settembre 1986, ultimo di tre figli. Prima di me due sorelle. Casa sembrava costruita per quattro persone: io che sono nato come un dono non cercato, mi sono sempre felicemente accontentato di non avere una cameretta mia e di dover aggiungere ad ogni pranzo e ad ogni cena, una sedia al tavolo della cucina. Troppo stretto per cinque persone.
Stretta ma serena, la mia è una famiglia normale. Da mamma ricevo una sensibilità che ho faticato non poco a decifrare; da papà la passione per il viaggio.

I primi ricordi della mia infanzia sono già legati a qualcosa che ha a che fare con la fede: dicono che disegnavo croci sulle pareti di casa distruggendo la carta da parati. Uno dei tanti motivi per cui, chiunque, in me, da sempre ha visto potenzialmente un prete.

A dire la verità ho optato per il seminario a 19 anni per una questione di inquietudine. Sono sempre stato sereno, per carità, ma dall’animo mai sazio. Soprattutto da quando mi venne voglia di diventare santo! Ero bambino.
Guardando il panorama della valle del Tevere, ai piedi della Madonna delle Grazie che si venera nel mio paese, la mia vita cambia così, a partire da un fanciullesco desiderio. Diventare santo. Dico santo, non perfetto! Non so come sia capitato, ma sono diventato solo prete e non santo. È per questo che il mio cuore è ancora inquieto.

Inizio il percorso formativo in Ciociaria, ad Anagni, quasi contro voglia perché troppo distante dalla mia diocesi di origine. Concludo gli studi a Roma all’Università Salesiana (è stato il periodo più felice del mio cammino vocazionale) e incontro nello sguardo di Don Bosco la paterna comprensione del mio desiderio profondo.
Tra i corridoi della Facoltà un insieme di incontri provvidenziali mi portano alla conoscenza del vescovo di Avellino, allora mons. Marino. Comprende il mio sincero desiderio di seguire Gesù in una vita meno mediocre e arrivo in Irpinia nel 2012.

Mi metto sotto con lo studio e con il senso del dovere di “incarnarmi” in una cultura e in una storia di chiesa non mia e imparo senza troppa difficoltà a parlare avellinese.

A questa storia di Chiesa irpina devo essenzialmente tutto: c’è una carnalità speciale in questa gente, un’umanità a tutto cuore che mi ha aiutato a leggere con libertà le mie inquietudini e la mia sensibilità. È di tenerezza che ha bisogno l’uomo. È un forte bisogno di riscoprirci figli amati di un Padre quello che muove tutto.

Così vengo ordinato sacerdote il 24 giugno 2015: quel giorno, una parola di rito, uno sguardo penetrante del vescovo, suonarono come profezia. «Conforma la tua vita al mistero della croce»: appena un anno dopo la storia di un giovane prete, cambia.

Il 1 luglio 2016 mia sorella Simona resta vittima di un attentato terroristico in Bangladesh dove si trova per lavoro. Se dovessi raccontare quei momenti farei prima a chiedere ad una partoriente di descrivere il travaglio.

Non solo le emozioni si torcono nel cuore di un giovane prete ma è la vita stessa a cambiare forma. Mi trovo ad un bivio e non ho tempo per decidere: mi lascio segnare da questa storia per leggere cosa Dio abbia da dirmi in un dolore così forte.

Vi direi che ci sto ancora lavorando, ma con tanta pace.

Ho fatto con voi solo tre piccoli salti per parlare della mia storia… immaginate un trentatreenne che nonostante tutto è rimasto serenamente prete, è parroco di Santa Lucia di Serino e ha la fortuna di essere risarcito dalla tenerezza carnale dei suoi fedeli, perlopiù contadini.

Sembrava mettersi come un disastro, invece la mia vita è una Pasqua: è appunto un salto, quello del bambino che ero che corre davanti a me a chiedermi se avessi ancora voglia di credere al sogno della santità, passando per la strada del dolore e del perdono..

Voi che avreste fatto? Io ho accettato.

Don Luca Monti