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Buongiorno

12.02.2017 - Buongiorno Irpinia

Ipocrisia e demagogia puzzano molto più dei rifiuti

Buongiorno Irpinia. C’è un vecchio adagio che torna utile parafrasare adattandolo a questa storiaccia della gestione dei rifiuti in Irpinia che ciclicamente si ripropone: una volta per fare le barricate contro le discariche, l’altra per la raccolta bloccata, l’altra ancora – ed è roba attuale – per protestare contro l’ampliamento dello Stir di Pianodardine e la localizzazione degli impianti – indispensabili – di compostaggio.

Quell’adagio è adattabile così: i rifiuti più si girano e più puzzano. E invero è diventata insopportabile la puzza che sprigionano sia l’ipocrisia politica di certi comportamenti istituzionali che gli eccessi di demagogia dei movimenti ambientalisti.

Prendete la vicenda – paradigmatica – dello Stir di Pianodardine. E’ nella oggettività scientifica che non inquina. Eppure, solo perché c’è un Comitato che protesta – legittimamente per un inquinamento diffuso nella Valle del Sabato, ma che non c’entra niente con lo Stir – la maggioranza consiliare del Comune di Avellino dice No all’ampliamento e accetta la proposta di una parte della minoranza di ricorrere al Tar, ove necessario. E’ un atteggiamento ipocrita: si asseconda il Comitato, ben sapendo che il problema resta e che si va allo scontro con la Regione, che quell’intervento – necessario - ha pianificato. Passerà qualche settimana e la “puzza” dell’ipocrisia politico-istituzionale esploderà in tutta la sua virulenza.

Parole, parole, parole. Il fior fiore della politica provinciale con le chiacchiere ci sa fare. Ma le chiacchiere, come si dice, stanno a zero. E prima o poi se ne paga lo scotto.

Una cosa seria, sulla vicenda rifiuti, l’ha detta ieri il meno “professionista” dei politici irpini: Angelo Antonio D’Agostino, deputato e vicepresidente nazionale di Scelta Civica. La sua lunga e solida esperienza imprenditoriale non gli ha fatto perdere la virtù del pragmatismo nemmeno dopo la piena immersione nel mondo chiacchierologico di Montecitorio. A proposito degli impianti indispensabili a garantire il ciclo integrato dei rifiuti, il parlamentare ha così chiosato la diffusa indisponibilità dei comuni ad ospitarli sui rispettivi territori: “Se tutti ragionassero con la logica che gli impianti vanno localizzati ovunque fuorché nel proprio cortile, il problema non verrebbe mai risolto”.

Eccolo qui, il punto cruciale. Non è immaginabile, e invece è stato immaginato e tanto più, che si possa localizzare il compostaggio vicino ai vigneti del Greco di Tufo. Ma nemmeno è sostenibile che in tutti i 119 comuni d’Irpinia ci siano patrimoni agricoli, ambientali, culturali tali da non poterci sistemare impianti della filiera rifiuti che peraltro, oggettivamente, non recano alcun danno o fastidio se mantenuti a norma. Come del resto accade in tutti i Paesi del mondo. Nella civilissima e bellissima Vienna, ad esempio, il termovalorizzatore è situato nel centro della città: non ha fatto morire nessuno, non ha scoraggiato l’economia turistica, non ha suscitato proteste tra i cittadini. La verità è che l’hanno saputo realizzare, salvaguardando anche il gusto estetico, e soprattutto lo sanno mantenere, osservando rigorosamente la norma.

Da noi accade che ci teniamo sotto il naso, e ce ne stiamo buoni zitti, industrie che inquinano, depuratori che dove esistono non funzionano o funzionano male, rifiuti speciali che vengono lasciati per strada, e intanto ci impicchiamo alla paura – ovvero all’ignoranza – per impianti innocui che altrove intelligentemente utilizzano come fonte di guadagno, oltre che per rendersi autosufficienti e dunque per fare ulteriore economia: un’economia investita per servizi pubblici che diversamente sarebbe impossibile rendere alle comunità se non aumentando la pressione fiscale.

Tutto qui. Serve la zingara per indovinare cosa ci riserva il futuro se non corriamo subito ai ripari buttando alle ortiche le ipocrisie politico-istituzionali e gli eccessi di demagogia?