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Buongiorno

23.08.2017 - Buongiorno Campania

Ischia: l’onda lunga del terremoto dimenticato

Buongiorno, Campania. Dopo il “nostro” terremoto del novembre ‘80, come già prima con l’analoga esperienza del Friuli, non c’era occasione – pubblica o privata – che Giuseppe Zamberletti non ripetesse il concetto con la stessa convinzione e la medesima preoccupazione: “La priorità assoluta – diceva – è garantire l’incolumità della gente. E, comunque, prevenire costa molto meno che intervenire a tragedia avvenuta”.

Con il sisma di quel maledetto novembre, la mancanza di prevenzione costò alla Campania e alla Basilicata circa tremila vite umane, quasi tutte delle aree interne. Tanta gente si sarebbe potuta salvare. Questa era la priorità. I costi della ricostruzione, anche al netto di sprechi e ruberie, che pure abbondarono, dimostrarono la fondatezza della seconda parte del concetto di Zamberletti.
Prevenire significa adeguamento dei fabbricati alle norme antisismiche. Significa non costruire dove non si può costruire. Significa controllare che chi costruisce non speculi risparmiando sui materiali. Insomma, significa rispetto rigoroso delle regole, senza indulgenze.

Trentasette anni fa non c’era ancora la cultura della prevenzione. Comunque non era diffusa come sarebbe dovuto essere.
Ma anche il terremoto di Ischia, al pari di altri e molto più gravi eventi sismici susseguitisi in questi tre decenni e passa, ha dimostrato che la lezione dell’80 non è servita.

Gli esperti hanno detto che un sisma di modesta magnitudo come quello registrato sull’isola, non giustifica i danni finora quantizzati. La causa viene ricondotta al non rispetto delle regole, all’abusivismo selvaggio, all’irresponsabilità di chi dovrebbe controllare e non controlla. Impareremo mai? Quanti altri morti dovremo piangere, e quante altre speranze dovremo perdere, prima che la coscienza collettiva diventi finalmente cultura di vita?

Ha funzionato, a Ischia, la Protezione Civile. Nacque con il nostro terremoto dell’80 la Protezione Civile in Italia. Da allora, sembra la sola cultura del terremoto che sia cresciuta. Troppo poco per tacitarci la coscienza. Ancora meno per “prevenire”.