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Buongiorno

03.08.2017 - Buongiorno Irpinia

L’Irpinia dei poveri che non porta voti

Buongiorno, Irpinia. Ho provato un profondo disagio come cittadino irpino, ieri, dopo aver letto le dichiarazioni allarmanti di Carlo Mele raccolte per “Il Mattino” da Antonello Plati.
Per chi non lo sapesse, Carlo Mele è il direttore della Caritas diocesana di Avellino. Ma al di là della carica, è persona animata da genuini sentimenti d’altruismo e quotidianamente impegnata sulla trincea sempre più drammatica delle povertà.
Egli ha detto, in buona sostanza, che i servizi sociali della Caritas – Mensa, Dormitorio, Banco alimentare e centri di ascolto – sono ormai fuori controllo a causa dell’enorme quantità di richieste e rischiano di implodere. La conseguenza inevitabile sarebbe la chiusura.
Ma, attenzione. Mele ha anche denunciato, con grande coraggio civile, che ciò non sta accadendo per caso. Alla impossibilità di far fronte alla domanda sempre crescente si è giunti perché il peso è stato lasciato cadere interamente sulle spalle della Caritas. In altre parole, si assiste alla latitanza di comodo di chi ha la responsabilità istituzionale di adempiere al compito dell’assistenza, sociale e sanitaria, dei soggetti in condizione di povertà assoluta, che del resto sono in continuo aumento.

Non è la prima volta che Mele lamenta la scarsa attenzione delle istituzioni rispetto ad una realtà che in provincia di Avellino è molto più diffusa di quanto si immagini. Amministrazioni comunali, Azienda sanitaria locale, responsabili dei Piani di zona sembrano essersi alleggeriti la coscienza scaricando oneri ed impegni sulla disponibilità della Caritas.
E quando Mele, retoricamente, si chiede a cosa mai servano i servizi sociali se non sono in grado di gestire l’ordinario, altro non fa che puntare il dito contro l’assenza di ogni forma di controllo politico su settori della vita istituzionali che dovrebbero essere ritenuti prioritari e che, invece, vengono relegati in fondo all’elenco degli impegni amministrativi. Come dire che le povertà non portano voti, quindi possono attendere. Il problema è che di povertà si muore. E che continuando così si mortifica e si annulla la dignità delle persone più sfortunate.

Sarebbe bello se i “social”, tra un’amenità e un selfie, dessero un po’ di spazio in più a questioni umane della drammaticità denunciata da Carlo Mele. E’ sempre tempo di cominciare. Dal nostro piccolo, se diamo voce alla denuncia, possiamo suonare la sveglia alle troppe coscienze addormentate della comunità provinciale.