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Buongiorno

29.01.2019 - Buongiorno Irpinia

L’Irpinia di oggi orfana del sano pragmatismo di Giuseppe Zamberletti

Ieri, su Orticalab, ho ricordato la figura del padre della Protezione Civile, Giuseppe Zamberletti: il sano pragmatismo del politico, le sue ineguagliabili capacità di "Tecnico" delle emergenze, il lavoro immane che coordinò nelle aree terremotate prima del Friuli e poi della Campania e della Basilicata, lo straordinario spessore umano di un uomo buono che alla virtù della saggezza univa il senso profondo dello Stato ed un rigore morale decisamente fuori dalla norma.

Qui vorrei cogliere in breve un altro aspetto di questa Bella Persona che seppe piantare molto più d’un seme di speranza tra le macerie del terremoto del 23 novembre ’80: il suo concreto rispetto per i ruoli istituzionali, per i territori in cui operò, per le parti sociali. Fu proprio attraverso questa responsabile considerazione di tutti i soggetti coinvolti direttamente o indirettamente nella gestione delle emergenze, così come nei processi di sviluppo, che Zamberletti riuscì, non soltanto a creare il necessario clima di collaborazione per far fronte all’impresa immane di "gestire" le macerie, quant’anche – forse soprattutto – ad esaltare le autonomie istituzionali e i protagonismi locali.

I risultati furono decisamente eccellenti, nonostante lo stato di oggettiva arretratezza, soprattutto in materia di infrastrutture, delle aree maggiormente colpite dal sisma.

Mi è tornato alla mente questo profilo, forse sottovalutato, dell’allora "commissario" Zamberletti, pensando alla condizione di dialogo tra sordi che sta caratterizzando, ad esempio, la realtà politico-amministrativa irpina.

L’assenza di personalità capaci di promuovere un proficuo confronto di idee sui tanti problemi di questa provincia – a cominciare proprio dalla rete infrastrutturale e dei servizi – non denota soltanto una profonda crisi della politica ma anche, e in notevole misura, una preoccupante regressione culturale del nostro impegno, individuale e collettivo, di cittadini e di comunità.

É proprio in questo deserto, del resto, che trovano spazio e si alimentano gli avventurismi e i qualunquismi politici tanto estranei alla storia d’Irpinia quanto insidiosi per le prospettive di sviluppo della provincia.