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Buongiorno

21.08.2018 - Buongiorno Irpinia

L’Irpinia nel tunnel. È ora che i 5 Stelle battano un colpo

Sul “Mattino” di ieri, Gianni Colucci ha rappresentato magistralmente il dramma dei lavoratori della Ipercoop di Avellino. Da cento giorni nella tenda della disperazione e della speranza, sessanta famiglie sul lastrico dopo anni di apparenti certezze svanite all’improvviso nelle logiche del “mercato”.

Un dramma consimile, e qui le famiglie sono tantissime in più, si sta vivendo alla Industria Italiana Autobus di Flumeri. Sono cinque anni – contiamo soltanto quelli dell’ultimo capitolo di questa brutta storia – che le speranza dei lavoratori si accende e si spegne con un ritmo d’intermittenza diventato insopportabile, il ticchettio del tempo che scorre inesorabile e per di più invano.

Altre vicende aziendali, troppe in verità, restituiscono ormai la certezza che l’Irpinia è ancora bloccata nel bel mezzo del tunnel, peggio di come siano mediamente messe la Campania e l’intero Mezzogiorno d’Italia.

È un altro segnale, se mai ce ne fosse stato bisogno, che qui ci sono cause recessive squisitamente locali che si aggiungono a quelle, già molto gravi, della crisi generale.

Queste cause si possono agevolmente racchiudere in due parole: “Sistema Irpinia”. È il fallimento di un modello di sviluppo. Si può dire che qui l’unica cosa che si è sviluppata è la cultura del clientelismo. È il fallimento di un modello politico. Eravamo il “laboratorio” della politica nazionale. Siamo diventati il retrobottega del commercio al minuto della malapolitica. Vecchi tromboni che non si decidono a lasciare la scena, giovani trombettieri che suonano ad orecchio e non indovinano una nota.

Ora ci sono i Cinque Stelle. Per carità, sono saliti sul palcoscenico soltanto a marzo. Epperò adesso è tempo che qualche segnale lo diano. Non i fuochi d’artificio, ma almeno una fiammella. Anche perché, attenzione: è pur vero che i fischi di Genova erano tutti per il Pd, come è vero che il Pd irpino quei fischi manco li ha ascoltati. Però, lo insegna la storia, gli italiani sono molto bravi a far cambiare direzione al fischio. Senza sconti nemmeno per le “Stelle”.