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Buongiorno

25.08.2017 - Buongiorno Italia

L’Irpiniagate, un classico falso di ritorno

Buongiorno, Italia.
Puntuale come un orologio svizzero, alle cronache di ogni evento sismico, si verificasse anche sulla Luna o su Marte, la grande stampa rinfresca la memoria sui presunti colossali sprechi e scandali della ricostruzione in Irpinia.
Il 23 novembre 1980 la terra fece tremare due regioni – Campania e Basilicata – e perfino un po’ di Puglia, ma quando se ne parla e se ne scrive si commette sempre lo stesso errore, non saprei dire se volontario o meno, ma certamente dannoso per l’immagine della provincia di Avellino. L’errore è che i 57mila miliardi dell’intero processo di ricostruzione e sviluppo furono spesi, e in parte sprecati e rubati, per il territorio, appunto, di due regioni e un po’ di Puglia, ma appare che furono inghiottiti dall’Irpinia.

L’errore, inoltre, è che in Irpinia e in piccola parte dell’alto salernitano e del potentino si contarono circa tremila morti (il “cratere” del sisma) ma i soldi finirono per la stragrande maggioranza nell’area metropolitana di Napoli.
L’errore, ancora, è che nella medesima area metropolitana si registrarono ruberie e presenze camorristiche negli appalti, ma se ne parla e se ne scrive in ogni occasione come di fenomeni accaduti in Irpinia.

Insomma, nella narrazione storico-politica, l’Irpinia appare come l’entità geografica, oggi si direbbe “Area Vasta”, pari a due regioni e un po’ di Puglia quando si tratta di rappresentare la destinazione dei 57mila miliardi e lo scandalo di sprechi, ruberie e camorra; ma scompare – diciamo così – quale territorio a denominazione di origine controllata quando si tratta di computare la quantità reale di risorse che qui, nella zona veramente colpita, di fatto fu investita.

Un po’ di anni fa, una persona seria quale è l’ex direttore del Corriere Della Sera, Paolo Mieli, e un altro giornalista di grande spessore e indiscutibile onestà intellettuale, Vittorio Feltri, chiesero scusa all’Irpinia per le troppe inesattezze e sconcezze che erano state raccontate sul dopo-terremoto.
Fa specie che ancora ieri, con la puntualità del succitato orologio svizzero, altri giornalisti e altre fonti istituzionali, abbiano raccontato le medesime – lasciatecelo dire – “stronzate”.
Chiederanno mai scusa? Personalmente, mi accontenterei almeno del loro doveroso silenzio.