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Buongiorno

04.03.2017 - Buongiorno Irpinia

L’Istat, il ministro Calenda e quella maestra cupa e cattiva…

Buongiorno Italia. Vorremmo capirci qualcosa anche noi comuni mortali che giorno dopo giorno facciamo la spesa e la scaliamo dallo stipendio, o dalla pensione, attenti a non sballare con i conti, ovvero ad inserirvi la quota mensile del canone Rai, della tassa sui rifiuti, delle bollette acqua, luce e quant’altro di orpelli piccoli, medi e grandi ci tocca pagare nel Belpaese più tartassato del mondo.
Vorremmo capire se, ogni qualvolta vengono pubblicati i dati Istat, dobbiamo brindare alle notizie confortanti che ci dà il ministro dell’Economia - “Poteva andare meglio, ma è già tanto che non sia andata peggio” - oppure cedere ad una crisi di nervi quando, per gli stessi dati e nello stesso giorno, un altro membro del governo, forse meno ottimista per natura o più realistico per gioco, ci racconta invece che “E’ andata peggio di quanto s’era immaginato potesse andare meglio”.
E’ un problema – mettiamola così – di equilibrio mentale, oltre che di portafoglio. Se sai con certezza che le cose vanno davvero un po’ meglio – e questa certezza dovrebbe darcela il governo in maniera corale – ti viene più voglia di fare, oltre che di sorridere. E paradossalmente accade la stessa cosa se hai la certezza opposta, e cioè che le cose vanno male: perché sei portato a contenere in automatico qualche spreco, in attesa di tempi migliori, e soprattutto a sorridere: poco importa se di rabbia, di depressione reattiva oppure d’autoironia, ch’è una condizione – quest’ultima – molto più salutare dei tanti integratori cari al nostro medico di fiducia amico dell’informatore scientifico della casa farmaceutica X.
E invece no. Se non ti fanno squilibrare mentalmente, non sono contenti quelli che ci governano.
Prendete il rapporto Istat fresco di giornata. Il ministro dell’Economia, Padoan, è stato addirittura meno prudente del solito: i segnali di ripresa sono sempre più evidenti e si consolidano. A dargli man forte scende in campo Andrea Romano, deputato ed esponente di spicco del Pd, oltre che ordinario di Storia alla Sapienza di Roma. Un lancio d’agenzia in cui testualmente dice:” La nostra economia è in ripresa come dimostrano anche gli odierni dati Istat. Il recupero è stato reso possibile anche grazie alle riforme volute dal governo Renzi: il Jobs act, gli 80 euro, gli interventi di riduzione della pressione fiscale”.
Leggi queste “belle notizie”, comunque “non brutte notizie”, giusto per non esagerare, e ti metti con l’animo tranquillo perché stavolta hai avuto non una ma addirittura due certezze rassegnate dal tecnico, Padoan, e dal politico, Romano.
Ma non passano cinque minuti, il tempo di sfogliare un giornale diverso ed eccoti il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che ti demolisce perfino la speranza, oltre alle parole di conforto di Padoan e Romano. La crescita? Che volete che sia un tasso da prefisso telefonico. Le riforme già fatte e quella che Renzi – salvo complicazioni – avrebbe in mente di fare con il “lavoro di cittadinanza? Macché! Il ministro è un fiume in piena, qualcuno stava per chiamare il 118 quando ha detto le cose che ha detto, ieri l’altro al Quirinale, alla presenza del Capo dello Stato e del gotha dell’imprenditoria in occasione della consegna dei premi “Leonardo – Qualità Italia”. Cosa ha detto? Basta l’incipit: “Non esistono scorciatoie, non esistono invenzioni di redditi, invenzioni di lavoro, invenzioni di bonus...”.
Mamma mia! Nemmeno la cattivissima e bruttissima maestra delle Elementari era così acida, così cupa, così deprimente!
E non possiamo nemmeno riderci su. La sola cosa che possiamo fare, è attendere il prossimo rapporto Istat. Con la speranza che, nel frattempo, il ministro Calenda sia andato almeno una volta a fare la spesa.