menu

Buongiorno

12.03.2017 - Buongiorno Italia

L’Italia verso la Repubblica giudiziaria? Possibile, se i partiti continuano a tenersi i ladri

Due pensieri del filosofo napoletano Biagio De Giovanni al Lingotto di Torino nel corso della kermesse Pd.
1) “Renzi ha capito che con Di Maio alle porte andrà al potere l’incultura e la mancanza di congiuntivi. E occorre dunque rilanciare e insistere sul fatto che la politica, per ridare un senso a se stessa e al Paese non può più, come negli ultimi anni, essere disgiunta dal rapporto con gli intellettuali”.

2) “L’Italia sta correndo il rischio di trasformarsi in una Repubblica giudiziaria”.

Come non condividere, anche e soprattutto per la indubitabile grande onestà intellettuale, a parte lo spessore culturale, di uno del calibro di De Giovanni!

Qualche riflessione d’ordine – diciamo così – pratico sui due punti.

1) Prendiamo per certo che Renzi effettivamente ha capito quanto alta è la probabilità che il Movimento 5 Stelle – a prescindere dalla legge elettorale che avremo – possa conquistare il governo del Paese. Il giglio magico in qualche modo si è “sfogliato” da solo. E già questo è un buon inizio per poter guardare con maggiore interesse, come suggerisce De Giovanni, al contributo che gli intellettuali – quelli senza interessi “particulari”, naturalmente – possono dare ad un Pd più fedele interprete della realtà sociale che viviamo. Ma come si fa a smantellare la mentalità dell’attuale Partito Democratico nel suo quotidiano pensare ed agire nelle comunità locali? Non è impresa impossibile in assoluto. Il problema è il tempo che manca da qui alle elezioni politiche dell’inverno-primavera 2018. Un anno è troppo poco per modificare una cultura che, purtroppo, ha permeato i comportamenti della dirigenza locale del Pd. Basti guardare agli esempi della Campania – indistintamente in tutte le province della Campania – per toccare con mano quanto ardua sia l’impresa. A meno che – ecco la chiave – non si pratichino i tempi delle rivoluzioni “violente”. Significa “decapitazioni” degli attuali vertici del Pd in periferia. Non un processo di rottamazione generalizzata: si può stare in un partito senza occupare necessariamente ruoli apicali di responsabilità. Serve un periodo di elaborazione degli errori sin qui compiuti. La ripresa ed il consolidamento del rapporto con il mondo della cultura può aiutare moltissimo: un po’ di commissari “intellettuali” – ripetiamo, di quelli senza interessi “particulari” – sarebbero una soluzione ottimale.
Si avrà il coraggio di farlo? Abbiamo motivo di nutrire più di un dubbio.

2) E’ del tutto evidente che di questo passo l’Italia corre il rischio di diventare una Repubblica giudiziaria. Però, attenzione: non possiamo prendercela con i magistrati se i partiti sono pieni zeppi di gente niente affatto raccomandabile. E’ vero: di mascalzoni se ne trovano anche tra i magistrati, e sono quelli marcatamente politicizzati, ma rappresentano una sparuta minoranza.
Eppure, la preoccupazione di De Giovanni è più facilmente risolvibile della complessa operazione di rilancio culturale del Pd. Il rischio di ritrovarci con una Repubblica giudiziaria si può governare se i partiti riscoprono e riportano rigorosamente al centro la “questione morale”. Non serve soltanto darsi un codice etico. È indispensabile applicarlo, farne un valore fondativo dell’attività politica.
I pubblici ministeri, in buona o cattiva fede, non hanno il diritto di selezionare la classe dirigente politica. Ma nemmeno possiamo impedir loro di esercitare il diritto-dovere dell’azione penale. Un’indagine e un avviso di garanzia non possono sbarrare la strada ad una candidatura. Ma un rinvio a giudizio dovrebbe essere valutato dai partiti con minore leggerezza. Purtroppo, oggi, ad eccezione dei Cinquestelle, i partiti politici eccedono in garantismo, alimentando la sfiducia della gente comune.
A meno che non si voglia fantasticare un complotto generale della magistratura contro il potere politico, per evitarci una Repubblica giudiziaria abbiamo davanti non una strada ma un’autostrada. Il Pd la imbocchi e la percorra fino in fondo. Prima di trovare le poltrone del governo già occupate: non dai magistrati, ma democraticamente dai grillini.