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Buongiorno

16.11.2017 - Buongiorno Irpinia

L’aggressione di De Mita alla Repole e “il silenzio degli indecenti”

Buongiorno, Irpinia.
La notizia l’ha riportata, ancora una volta, soltanto Orticalab. Sarà una pura coincidenza, ma ogni qualvolta si è costretti a registrare le sgradevoli esternazioni del presidente Ciriaco De Mita è come se gli organi di informazione provinciali si autocensurassero. Non si è capito se per non dispiacere al vecchio leader o per l’imbarazzo di dover commentare come si conviene la sua insopportabile arroganza.

Tutt’al più può capitare, come in questo caso è capitato, che se qualche giornalista (non di Orticalab) se ne occupa, fa passare l’episodio per insignificante incidente di percorso, con l’aggravante di mettere sullo stesso piano il boia e la vittima.

La notizia è l’aggressione verbale volgarmente consumata dal sindaco di Nusco nei confronti del sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, Rosanna Repole, rea d’aver espresso preoccupazioni più che legittime sul futuro dell’ospedale del suo paese.

L’audio dell’aggressione è finito in rete. Il testo è brevissimo. Ecco le espressioni che De Mita ha gridato come un forsennato sulla faccia della Repole: “Lei non ha titolo per occuparsi di sanità. Può esprimere un’opinione. Ma lei pensa che Sant’Angelo sia la capitale del mondo? Lei è rovinata da una superbia inutile e non ha l’umiltà dell’intelligenza”.

Sorprendersi per la volgare arroganza di De Mita significa non conoscere De Mita. È una vita che si comporta così. Quando sta in difficoltà, o vuole distrarre l’attenzione da ciò che sottobanco gli interessa, aggredisce e sfila stucchevolmente sempre lo stesso rosario: i titoli, la superbia, l’umiltà, l’intelligenza. E la costruzione dei suoi assunti lo vede sulla scena sempre nel ruolo del “migliore”.

Così, per restare al rosario: l’intelligenza è sua, non ce n’è per nessun altro; al centro del mondo – come l’Onnipotente – c’è lui, il resto è miserevole periferia; lui è l’umile, la superbia è altrove.

Insomma, carta letta e riletta. Se preferite, per stare alla vulgata di casa nostra, “Piro te saccio a l’uorto mio!”.

Altrettanto facile, un gioco da ragazzino, è smontare il primo e più grave conato di vomito del fu “Grande Politico” irpino. Ma con quale pudore De Mita può affermare che il sindaco Repole non ha titolo per occuparsi di sanità? Forse può vantarli lui i titoli? Proprio lui che sulla sanità irpina è in conflitto d’interessi e dovrebbe starsene buono e zitto? Vogliamo riparlare del caso Aias? Vogliamo andarci a prendere un caffè al bar della città ospedaliera? “Onorevole, stia zitto”: è un vecchio libro di Giulio Andreotti. Lo consigliamo al direttore generale dell’Asl di Avellino, Maria Morgante, come regalo di Natale per l’amico Ciriaco. Chissà, forse se ne potrà giovare – lui – determinandosi ad osservare l’eterno silenzio in materia sanitaria.

Altri, piuttosto, non dovevano starsene in silenzio sul gravissimo episodio dell’aggressione a Repole. Possibile che ne abbiano fin qui scritto soltanto due persone: una giornalista, Giulia D’Argenio (Orticalab) e una dirigente del Pd, Chiara Maffei?

E gli altri, a cominciare dalle altre autorevoli (?) donne di questa provincia, perché se ne stanno in silenzio? Ci vuole proprio tanta intelligenza per capire la gravità del comportamento del Signore di Nusco? La presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio, e la deputata Valentina Paris hanno problemi alle corde vocali, temono che De Mita apostrofi anche loro come “inutili superbe”, “negligenti senza umiltà”, “prive di titoli per parlare di sanità”?

Ma tant’è: se non scatta in casi come questi la solidarietà umana, oltre che politica, istituzionale e di genere, allora quando?

Ha problemi alle corde vocali anche il deputato Luigi Famiglietti, che pure parla e straparla dell’universo mondo senza lasciare traccia di sintassi politica? Anche lui soggiace alla furia demoniaca di Ciriaco ignorando che per esorcizzarlo non c’è bisogno di chiamare Padre Amorth ma basta guardarlo fisso negli occhi e dirgli, alla Mimì Coca-Cola, “Cirì ‘mpiccate!”?

E che fine hanno fatto gli altri galantuomini e gentildonne del partito di Rosanna Repole? Dove sono i De Luca, i Festa, le Ambrosone, le Lengua? E i sindaci di tutti i colori politici che pure avrebbero dovuto avere il garbo istituzionale di esprimere solidarietà e difendere una collega che ha semplicemente e doverosamente tentato di sostenere i legittimi interessi della collettività provinciale?

Vai avanti, Rosanna: “Non ti curar di “lui” / ma guarda e passa ...”. E quanto alla mancata solidarietà di tutti quelli che avrebbero dovuto e non hanno voluto, questa brutta pagina della politica irpina sarà ricordata come “Il silenzio degli indecenti”.