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Buongiorno

11.01.2018 - Buongiorno Irpinia

L’amara realtà di Industria Italiana Autobus

Buongiorno, Irpinia.
Non c’è cosa più odiosa di dover ripetere: “L’avevo detto” oppure “L’avevo scritto”. Ancora peggio quando il riferimento è a vicende che riguardano la precarietà del lavoro, quindi la dignità stessa delle persone e delle loro famiglie.

Ho letto che la tormentata storia di “Industria Italiana Autobus” si è di nuovo complicata dopo l’aria di festa e di speranza che si era respirata con la parziale riapertura dello storico stabilimento di Valle Ufita.
Ho letto e riletto le dichiarazioni rilasciate ai mezzi d’informazione dall’operaia Silvia Curcio, la pasionaria di questa drammatica vicenda industriale che Fiat ha voluto cinicamente lasciare “in eredità” all’Irpinia, dopo aver fatto per decenni i suoi comodi in questa parte della provincia, usufruendo di contributi e privilegi statali, e certamente dando lavoro, fin quando le è convenuto.

Ho letto che senza un partner finanziario pubblico – è questo il senso delle cose dette dalla Curcio e che rispecchiano fedelmente la realtà dei fatti – la “IIA” non può dare avanti, nonostante un dignitoso pacchetto di commesse e la lodevolissima disponibilità dei lavoratori ad affrontare qualsiasi sacrificio.

Spero con tutto il cuore che si trovi una via d’uscita. Epperò, sinceramente mi spiace doverlo ricordare, lo avevo scritto. E lo avevo fatto sin dall’inizio, quando l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, oggi ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, battezzò la nascita di Industria Italiana Autobus di Stefano Del Rosso.

Avevo scritto circa i dubbi sulla consistenza finanziaria dell’ottimo manager Del Rosso che si avviava, con non poco coraggio, alla “carriera” di imprenditore. E lo avevo scritto non perché fossi esperto di economia industriale e men che meno dedito alla preveggenza. Ma semplicemente perché avevo raccolto, ai tempi di quell’inizio, le ragionate perplessità del deputato Angelo Antonio D’Agostino. Il quale, essendo innanzitutto un imprenditore e poi “anche” un politico, aveva ragionato sul “capitale versato” di IIA in rapporto ad un piano industriale che, per essere credibile, richiedeva una disponibilità di risorse ben più consistente.

Avevo anche scritto, in verità, che sia da parte di De Vincenti che da certi politici irpini del tutto inadeguati sarebbe stato molto più prudente contenere gli impeti di ottimismo per guardare con il dovuto realismo ai numeri della finanza.

Solo Dio sa quanto avrei voluto aver torto. Devo dare atto a D’Agostino, piuttosto, di aver avuto più concretezza politica lui che non questa “scolaresca” di politicanti di professione che i vari partiti si accingono a riproporre per il prossimo Parlamento.