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Buongiorno

03.05.2018 - Buongiorno Irpinia

La “Discontinuità” di Petracca, Festa, D’Amelio e D’Agostino

Buongiorno, Irpinia.
Il concetto più abusato, in questa vigilia elettorale del Comune di Avellino, è quello contenuto nella parola “discontinuità”. Abusato nel senso letterale che se ne fa abuso, ossia – citiamo dallo Zingarelli – un “uso eccessivo, illecito o arbitrario”.

A dimostrarne l’uso eccessivo, e quanto meno arbitrario, sono le cronache politiche della città. Difficile, in queste settimane, leggere dichiarazioni che non contengano frasi del tipo: “Per salvare Avellino serve discontinuità rispetto al passato”; oppure: “Noi siamo disponibili ad allearci soltanto con chi ha un programma di discontinuità con i cinque anni del sindaco Foti”; e ancora, cambiando soltanto le annate: “Pronti ad una coalizione con il Pd ma solo in discontinuità rispetto all’ultimo decennio”.

Mi hanno colpito, in particolare, due inni alla discontinuità: quello declamato dal consigliere regionale demitiano Maurizio Petracca e l’altro di Gianluca Festa.
Il primo chiede la discontinuità rispetto agli ultimi dieci anni. Il secondo si accontenta di prendere a riferimento soltanto l’ultimo quinquennio.

Ora, il cittadino poco avvezzo ai giochi non sempre limpidi della politica, rischierebbe d’impazzire a furia di pensare e ripensare la risposta giusta al dubbio (quasi) amletico che Petracca e Festa, forse a loro stessa insaputa, hanno indotto nel poverocristo che ha avuto la sventura d’imbattersi nelle loro dichiarazioni: “Essere o non essere discontinui a cinque anziché a dieci anni”, questo è il problema.

Vorrei provare a dare un contributo di chiarezza che nella sua semplicità potrà apparire addirittura banale. Dunque, la discontinuità di Maurizio Petracca si allunga all’ultimo decennio perché negli anni precedenti egli era stato assessore della giunta Galasso 1. Il Festa accorcia la discontinuità al quinquennio appena decorso perché in quello precedente aveva ricoperto addirittura la carica di vicensindaco del Galasso 2. “Niente di personale”, per carità. Però il dubbio ti viene: possibile che Avellino si ritrovi nelle condizioni che tutti lamentano e Petracca e Festa non hanno responsabilità soltanto perché il primo gioca alla discontinuità del 10 e il secondo a quella del 5?

Sullo stesso piano di “stranezze” si leggono le posizioni di Rosetta D’Amelio e di Angelo Antonio D’Agostino. La presidente del Consiglio regionale vuole discontinuità rispetto all’Amministrazione Foti, e la medesima cosa chiede l’ex deputato di Scelta Civica.

Ma scusate, ricordiamo male noi oppure D’Amelio e D’Agostino hanno avuto e tuttora hanno un assessore a testa nella giunta Foti?

Non bisogna essere dotati di chissà quale scienza politica per distinguere, nella politica, le cose serie da quelle pagliaccesche. Ecco, i quattro esempi riportati danno l’idea chiara, inappellabile, plastica di cosa non sia serio in politica.