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Buongiorno

01.03.2018 - Buongiorno Irpinia

La Fca di Pratola, l’allarme Fiom Cgil e il vuoto politico intorno

Buongiorno, Irpinia.
Bisogna convenire che il segretario provinciale di Fiom-Cgil, Sergio Scarpa, dice una cosa seria e vera – drammaticamente seria e vera – quando afferma che con Fiat bisogna discutere “qui e subito” del futuro dello stabilimento Fca di Pratola Serra.

Il perché è nell’annuncio dell’addio al diesel a partire dal 2022. Il perché – drammaticamente serio e vero – è nel fatto che lo stabilimento di Pratola Serra produce per il 95 per cento motori diesel.

Bisogna discuterne ora che il paziente è ancora in salute, dice Scarpa. Ed ha ragione. Attendere che si consumi senza un nuovo piano industriale “l’aspettativa di vita” del diesel, già fissata in quattro anni proprio dai vertici Fiat, significa decretare fin da ora la morte della Fca di Pratola Serra.

È una prospettiva – un funerale, per restare nella metafora – che l’Irpinia non può consentire che venga celebrato. La perdita od anche soltanto il ridimensionamento di quella fabbrica significherebbe un salto indietro di decenni, una virata di deindustrializzazione che porterebbe la componente di reddito industriale di questa provincia dritta nel baratro.

Motivi di allarme ce ne sono e tanto più. L’Irpinia ha avuto non poco da Fiat. L’Iveco di Valle Ufita è storia. La memoria industriale dell’Irpinia comincia sostanzialmente lì. La modernizzazione dell’agricoltura in quell’area della provincia comincia lì.

L’introduzione d’una componente di reddito industriale, appunto con Iveco, consentì alle famiglie dei nostri Cipputi di sostenere lo sviluppo di tante piccole aziende agricole, in Valle Ufita e non solo, e dunque d’incrementare anche il reddito del settore primario.

Ma la Fiat ha avuto anche tantissimo dall’Irpinia (e dallo Stato). A conti fatti, ha avuto molto più di quanto ha dato: in termini di contribuiti (governativi) e in termini di produttività dei nostri Cipputi, e senza contare le condizioni “ambientali” garantite da un sindacato tutt’altro che aggressivo.

La Fiat ha avuto “serietà e responsabilità” da parte delle istituzioni irpine. Ma non sempre ha mostrato altrettanta sensibilità e gratitudine nei confronti di questa provincia. Quando ha deciso di andarsene a produrre autobus altrove, non perché in Valle Ufita ci perdesse ma perché altrove ci guadagna di più, non s’è fatta scrupolo di smantellare uno stabilimento – l’originaria Iveco – abbandonandolo ai destini infausti che sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Ha ragione Scarpa: la Grande Vertenza Fca di Pratola Serra va aperta “qui e subito”. Un’altra Iveco sarebbe insopportabile. E Fiat ha già dimostrato d’essere cinica a sufficienza perché si possa attendere il 2022 dormendo sonni tranquilli.

Fa specie che la classe dirigente politica irpina non abbia colto l’allarme di Fiom Cgil per imporre il caso Fca come tema caratterizzante della campagna elettorale ormai agli sgoccioli. Salvo qualche rarissima eccezione, candidati e partiti politici hanno preferito riempire di niente le loro patetiche passerelle. Un altro segnale, se mai occorreva, del vuoto politico che ci avvolge.