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Buongiorno

18.06.2017 - Buongiorno Campania

La Sanità delle “formiche” e le tante teste da tagliare

Buongiorno, Campania. Le formiche nel letto della paziente all’ospedale San Paolo di Napoli sono una vergogna difficilmente cancellabile e pare scontato che dobbiamo essere tutti d’accordo.
Il Governatore De Luca, pur condannando senza se e senza ma l’episodio, ieri ha sollevato il dubbio che in questa storia possa esserci la manina di qualcuno che voleva mettere nei guai il primario di quel reparto ospedaliero.

Finora non sono emersi elementi a supporto della tesi del presidente della Campania. O meglio, non ci sono notizie ufficiali al riguardo. E’ possibile che le indagini amministrative interne scioglieranno i dubbi nel senso ipotizzato da De Luca. E, invero, non ci sorprenderemmo più di tanto se all’origine del vergognoso evento ci fosse effettivamente qualcosa ancora più ripugnante.

Ma anche se così non fosse, c’è da augurarsi che il Governatore mantenga l’impegno di “rivoluzionare” la Sanità in Campania. Che non significa soltanto utilizzare tutta la fantasia e tutti i mezzi necessari per fare in modo che non debbano più vedersi formiche sui pazienti, sporcizia nelle corsie, barelle nei corridoi e quant’altro può restituire l’idea della mancanza di igiene nei luoghi che per definizione dovrebbero essere quelli maggiormente igienici, ossia gli ospedali. La rivoluzione di De Luca deve puntare ad incidere e a ripulire alla radice l’altro grande bubbone della Sanità campana, che è quello delle “porcherie clientelari”, giusto per rinviare ad una espressione utilizzata più volte proprio dal Governatore.

C’è un nesso molto stretto tra le porcherie clientelari della politica che ha gestito la Sanità in Campania negli ultimi 50 anni e gli spettacoli indegni offerti da non pochi ospedali del territorio regionale. La pulizia, l’ordine, l’efficienza, la qualità dell’assistenza nelle strutture sanitarie pubbliche dipendono direttamente ed essenzialmente dai primari e, più su nella scala gerarchica, dai capidipartimento, dai direttori sanitari, dai direttori generali.

Sappiamo tutti in base a quali logiche, in questo mezzo secolo, sono stati generalmente nominati i responsabili di vertice della Sanità. E tutti sappiamo quanto poco trasparenti siano stati i concorsi non solo per le figure apicali ma anche per il personale medico e paramedico ordinario.
Dopo il danno delle discriminazioni verso tanti concorrenti senza il proverbiale santo in paradiso, la Sanità ha dovuto subire la beffa di ampie sacche di parassitismo generate, da una parte, dalla “protezione a vita” che la categoria dei raccomandati riceve dal padrino politico di turno; dall’altra, da un sindacalismo demagogico e miope che ha badato a difendere più i privilegi dei propri iscritti che non il sacrosanto diritto dei pazienti alla migliore assistenza possibile.

Ciò accade negli ospedali di tutto il Paese. Ma nel Mezzogiorno d’Italia la realtà si rivela sempre elevata ad una qualche potenza, nel bene e nel male: abbiamo eccellenze nel campo medico e della Ricerca tra le più prestigiose della Penisola e dell’Europa, ma anche gli ospedali più sporchi e i sistemi sanitari regionali meno efficienti. Se la Campania è ultima nella graduatoria dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) non accade perché i nostri medici non siano bravi né tanto meno perché il Padreterno ce l’ha con noi: molto più semplicemente, come ha ripetuto tante volte De Luca, il sistema si è inceppato a causa delle porcherie clientelari sulle quali diversi capipartito hanno costruito le proprie fortune elettorali.

Serve, la rivoluzione! Serve ed è urgente. Ma come in tutte le rivoluzioni che siano veramente tali, devono essere tagliate molte teste. E’ nelle teste “sbagliate” che si annidano anche le “formiche”. Che poi, al fondo delle cose, sono forse l’aspetto più appariscente e per ciò stesso più vergognoso, ma il meno patologico della nostra Sanità malata.