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Buongiorno

20.03.2017 - Buongiorno Irpinia

La Sovrintendente agli arresti domiciliari e l’assessore-giurista di Mirabella

Buongiorno, Irpinia. Era nel conto che avrebbe fatto indignare qualcuno l’invito del sottoscritto (vedi Buongiorno di sabato 18 marzo) al sindaco di Mirabella Eclano affinché rifletta sulla opportunità di revocare la cittadinanza onoraria alla Sovrintendente regionale Adele Campanelli, finita agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia sugli appalti pilotati tra Napoli e Caserta. Non è superfluo ricordare, al riguardo, che le misure cautelari hanno interessato ben 66 persone, tra politici, sindaci, tecnici, docenti universitari ed esponenti di primo piano del clan camorristico dei Casalesi. Insomma, non è un’indagine sui furti nel pollaio del vicino di casa. E’ molto di più.

Invero non sorprende che tra i rarissimi “indignati” di Mirabella ci sia l’assessore ai Beni Culturali, Raffaella Rita D’Ambrosio. E’ verosimile, in virtù della sua delega amministrativa, infatti, che sia stata lei, l’estate scorsa, a proporre la cittadinanza onoraria concessa alla Campanelli, peraltro in ragione di particolari meriti che ancora oggi sfuggono alla comprensione degli eclanesi. Naturale, dunque, che possa storcere il naso dinanzi al garbato invito per una riflessione che, tutto sommato, sarebbe addirittura doverosa da parte di una Amministrazione comunale dotata di un minino di senso etico. Naturale e perfino stupefacente, dunque, l’atteggiamento dell’assessore. Anche perché, nell’editoriale del sottoscritto si avvertiva a chiarissime lettere che otto mesi fa, quando l’onorificenza fu concessa, nessuno – sindaco di Mirabella e assessore D’Ambrosio in testa – poteva immaginare che la Campanelli sarebbe finita nelle cronache giudiziarie con accuse tanto infamanti. Ed ancora perché, per stare alle cose che l’assessore dice in materia di civiltà giuridica e che più avanti leggerete, nello stesso editoriale si separava nettamente l’eventuale responsabilità penale dall’etica professionale e amministrativa. Ragion per cui, ricorrere alla foglia di fico del garantismo a tutti i costi, è esercizio banale oltre che retorico. Nell’invito al sindaco veniva rilevata, piuttosto, la forzatura di un provvedimento che il Consiglio comunale aveva bocciato e che la giunta volle comunque varare nonostante l’assenza “diplomatica” di due assessori su quattro. Questi sono fatti, non chiacchiere, men che meno illazioni.
Ma veniamo al dunque. L’assessore D’Ambrosio ha espresso la sua indignazione commentando il mio editoriale nel modo testuale che segue:
“Una Soprintendente archeologica ai domiciliari per aver turbato un’asta che non si è mai conclusa dovrebbe quantomeno instillare un minimo di ponderazione in una coscienza giuridica civile che ha tutti i mezzi critici per poter distinguere anche i limiti della giustizia spettacolo che tale rimane fino a prova contraria. La proposta di revocare la cittadinanza onoraria alla Campanelli, pertanto, mi sembra quanto meno impulsiva e non rispondente a quelli che devono continuare ad essere considerati i principi fondamentali del nostro diritto”.
Lascio volentieri la “cattedra” di Diritto Costituzionale e di Procedura Penale all’assessore per fare il mio mestiere di cronista, prima ancora che di opinionista.
Le prossime tappe di questa vicenda giudiziaria, dall’interrogatorio di garanzia all’eventuale rinvio a giudizio fino al dibattimento e alla sentenza di Cassazione, si incaricheranno di dimostrare l’estraneità ai fatti o la fondatezza delle accuse che vengono mosse alla Campanelli. Ma, mi consentirà l’assessore-giurista, è quanto meno azzardato, oltre che irriguardoso verso la Dda, far passare come roba d’avanspettacolo un sistema di intrecci tra politica, affari e camorra che si fonda già su una serie di indizi gravi forniti sia dagli atti amministrativi che dalle intercettazioni telefoniche e ambientali.
Per quanto attiene specificamente alla Sovrintendente, non è affatto necessario – come sostiene l’assessore-giurista – che una gara d’appalto si completi, e non è nemmeno il caso dei due padiglioni della Mostra D’Oltremare incriminati, perché possa configurarsi il reato di turbativa d’asta.
Piuttosto, ai fini della questione etica che dovrebbe interessare l’Amministrazione comunale di Mirabella, rileva che oltre alla Campanelli siano finiti agli arresti domiciliari anche il professor Antonio De Simone, che è l’archeologo “raccomandato” dalla Sovrintendente per la direzione delle opere in gara d’appalto, e Francesco Capotorto, titolare dell’impresa “Percorsi di Luce”, anch’essa “raccomandata” dalla Sovrintendente per l’aggiudicazione dei lavori. Ora, dal momento che questi fatti, a prescindere da se costituiscano o meno reato, cosa che saranno i giudici a stabilire e non certo il sottoscritto o l’assessore-giurista, la domanda è: fa o non fa specie che una Sovrintendente – ovvero un alto funzionario dello Stato – caldeggi l’assegnazione di un incarico e di un appalto ad un determinato professionista e ad una determinata impresa? Non è questo già sufficiente, al di là dei processi e dell’accertamento dei reati, egregio assessore D’Ambrosio, “per instillare un minimo di ponderazione” - giusto per usare le sue dotte parole – nella coscienza civica di chi ha concesso una cittadinanza onoraria?
Si dà il caso, assessore D’Ambrosio, che l’archeologo professor Antonio De Simone sia il papà di Girolamo Ferdinando, naturalmente di cognome De Simone, anch’egli archeologo, che l’estate scorsa la Sovrintendente Campanelli nominò a capo della campagna di scavi a Passo di Mirabella e alla quale parteciparono diversi gruppi di studenti stranieri convogliati – lecitamente a pagamento – da un’Associazione che fa capo proprio al professor Antonio De Simone. Giusto per intenderci – Signora assessore – si tratta degli stessi studenti che il Comune improvvidamente ospitò alla men peggio, in condizioni igienico-ambientali assai discutibili, nei locali dell’Istituto scolastico di Passo Eclano.
Per carità, nessuno può discutere la stima profonda che una Sovrintendente possa avere per un professionista di sicuro valore qual è il professor De Simone: una stima tanto profonda da potersi trasferire – diciamo così, per la proprietà transitiva – dal padre al figlio. E mettiamoci dentro anche la nostra determinata convinzione che – a differenza di quanto sosteneva Sant’Agostino (Opera incompiuta contro Giuliano, Libro III) – le eventuali colpe dei padri mai e poi mai debbano ricadere sui figli. Ma almeno un “però”, egregio assessore, si può sperare faccia breccia nella Sua solida corteccia giuridica per stimolarLe il dubbio che ci sono comportamenti etici – anche estranei alla sfera penale, se proprio vogliamo essere garantisti radicali – che dovrebbero suggerire, ex post, una qualche riflessione critica su una cittadinanza onoraria, come quella in discussione, già assegnata con motivazioni a dir poco vacillanti?
Post Scriptum: Al di là di ogni altra considerazione, e dichiaratamente senza alcuna maliziosa allusione, giacché non sono evidenti circostanze sospette, proprio in un territorio come quello di Mirabella, caratterizzato dalla presenza di reperti archeologici in ogni centimetro di proprietà privata, sarebbe opportuno “a prescindere” che i rappresentanti dell’Amministrazione comunale mantenessero le distanze dalla Soprintendenza. Perché, in una realtà urbanistica qual è quella eclanese, i conflitti di interesse non sarebbero improbabili, per dirla con “Uno” che ne sapeva più di tutti, come far passare un cammello per la cruna dell’ago.