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Buongiorno

16.07.2017 - Buongiorno Campania

La “cenere” del Vesuvio tra Berlusconi e Saviano

Buongiorno, Campania.
La devastazione del Parco del Vesuvio ad opera dei piromani comandati dalla camorra va ben al di là degli ingenti danni ambientali prodotti. C’è un danno d’immagine d’una delle più belle città del mondo che penalizza tutta la Campania e rischia, insieme, di vanificare in misura consistente gli sforzi immani che il governo regionale sta producendo per rimettere in moto ed accelerare i processi di sviluppo locali.

Era già accaduto con lo scandalo dei rifiuti. Le immagini di Napoli ricoperta dall’immondizia fecero il giro del mondo, diventarono copertine delle più prestigiose testate giornalistiche internazionali, l’intera Campania venne rappresentata come una immensa discarica governata dalla camorra.

C’erano delle evidenti esagerazioni giornalistiche nella narrazione di quelle vicende. Ma una cosa era certamente inquadrata nella dimensione giusta: la capacità della delinquenza organizzata di mettere in ginocchio le istituzioni e la politica.

Quando Roberto Saviano raccontò l’essenza della forza distruttiva della camorra, le sue complicità a diversi livelli istituzionali e politici, gli effetti cancerogeni della sua azione in vasta parte del tessuto sociale della regione, Silvio Berlusconi ne fece motivo di scandalo teorizzando che il giovane scrittore recava un danno d’immagine incalcolabile non solo alla Campania ma all’intero Paese. Un’affermazione di gravità inaudita. E’ come se il bravo medico, individuata la malattia, tenesse per sé la diagnosi lasciando morire il paziente.
Purtroppo la sortita dell’ex Presidente del Consiglio fece proseliti in larghi strati dell’opinione pubblica, specie tra i presunti “benpensanti” dell’economia campana, a cominciare dagli imprenditori.

Il dramma è che oggi la camorra torna a sfregiare l’immagine della nostra regione di straordinaria bellezza e sulla scena ci ritroviamo di nuovo un Berlusconi protagonista della politica nazionale. E’ un’ironia della sorte che rischia di cadere nell’indifferenza collettiva per deficit di “volontà di memoria”.

Cosa si fa, dunque? Sarebbe molto saggio ricominciare da dove ci eravamo lasciati con Saviano. E prendendo coscienza che Berlusconi è stato e resta un cattivo maestro, almeno in materia di camorra. Buon senso, allora, vorrebbe che la sua lezione venisse intesa in senso esattamente opposto a come lui la offriva: l’immagine di Napoli e della Campania non la danneggia Saviano, ma la delinquenza organizzata. Con le sue azioni, con il suo potere, con la forza invasiva e devastante del cancro ch’essa rappresenta.

Facciamo in modo che la verità non venga coperta, stavolta, dalla “cenere” del Vesuvio. La camorra resta un’emergenza. Negarlo significherebbe fare il gioco dei clan. L’esercizio della menzogna lasciamolo ai Cavalieri di ieri e di oggi.