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Buongiorno

27.02.2020 - Buongiorno Irpinia

La comunicazione (pericolosa) al tempo del Coronavirus

di Giovanni De Feo

Con i social network è come se ognuno di noi avesse a disposizione una testata giornalistica: abbiamo la possibilità di diffondere informazioni e disinformazioni praticamente in tempo reale. Il problema è che pochi di noi hanno un comitato di redazione in grado di leggere e rileggere i testi prima di pubblicarli e soprattutto controllare la veridicità delle cose scritte e l’attendibilità delle fonti. Ora, se io scrivo qualcosa sulla raccolta differenziata vengo preso molto sul serio, poiché in fatto di monnezza sono considerato un soggetto autorevole ed attendibile (ho un po’ esagerato per rendere l’idea). Quando a scrivere, senza controlli preliminari e verifiche, sono persone autorevoli che operano in campo medico, la cosa può assumere connotati molto pericolosi. Da qui, il ruolo dei media che non devono acriticamente far rimbalzare tutto quello che scrivono gli esperti. Non è facile, ma proprio in situazioni molto difficili come quella che stiamo vivendo, dobbiamo avere tutti calma e sangue freddo. E ricordiamoci sempre che anche ciò che scriviamo in pochi secondi può rimanere in rete per anni e anni e comparire e scomparire all’occorrenza. Su certi temi, con ripercussioni sulla salute pubblica, occorrerebbe che gli organi istituzionali preparassero i propri dipendenti sul come e quando comunicare. Molti banalizzano il ruolo della comunicazione. Soprattutto in ambito scientifico. La si ritiene un’attività minore, una "soft skill", letteralmente una "competenza leggera" che in qualche modo fa il paio con il detto paesano che "parlare è un’arte leggera". Purtroppo non è così. Comunicare è una scienza e ha le sue regole.