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Buongiorno

16.12.2017 - Buongiorno Italia

La “doppiezza” di Renzi che non fa bene al Pd

Buongiorno, Italia. Sarà soltanto una singolare coincidenza. Ma in qualche senso, squisitamente metaforico, riflette la “doppiezza” politica di Matteo Renzi il fatto che nel giorno stesso in cui il Partito Democratico si rende protagonista del biotestamento, finalmente diventato legge, continua l’“accanimento terapeutico” del leader Pd nella difesa di Maria Elena Boschi sul caso Banca Etruria.

L’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta di Giuseppe Vegas, presidente a fine mandato di Consob, ha alimentato le ombre sul presunto conflitto d’interesse dell’allora ministra per le Riforme. Lei stessa, la Boschi, non è uscita affatto bene dal confronto a distanza con Marco Travaglio a “Otto e mezzo” della Gruber. Eppure, ancora nella giornata di ieri, ospite di Formigli a “Piazzapulita”, un Matteo Renzi superlativo su tutti gli altri temi politici è apparso indifendibile – si scusi il bisticcio – nel suo impacciato oltranzismo difensivo dell’attuale Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio.
Tutto ciò, quando mancano appena ottanta giorni alle elezioni, ovvero una manciata di minuti sull’orologio della politica, non può non indurre serie perplessità circa la reale consistenza delle strategie elettorali di Renzi. Si comprende la solidarietà, l’amicizia, l’affetto, la stima e quant’altro si voglia nei confronti di una persona, la Boschi, che oggettivamente può vantare preparazione. valenza politica e carisma decisamente fuori dall’ordinario per una della sua età. Ma ci sono principi di etica elementare che non possono esser calpestati, specie da chi – come Renzi – su questo piano si è proposto nelle vesti di irriducibile innovatore.

Insomma, buon senso avrebbe voluto che la Sottosegretaria si fosse dimessa dalla carica di governo per una questione di stile personale ancor prima delle scontate ragioni per cui, restando al suo posto, finirà con l’arrecare un grave danno di immagine al partito, tanto più – appunto – in considerazione del brevissimo lasso di tempo che ci separa dalle politiche. Invece, niente: ancora ieri ha ripetuto che non le passa nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea di mollare.
Ma buon senso avrebbe voluto anche che fosse stato Renzi a sollecitarne le dimissioni, come del resto fece con la Cancelleri per circostanze oggettivamente insignificanti al confronto con la vicenda Boschi. Anche qui è prevalso altro, e poco importa cos’altro sia, nella testa di Renzi. Non pare, oltre tutto, che l’invito del Nazareno ad inviare messaggi di solidarietà alla Sottosegretaria sia stato tenuto gran che in considerazione.

È una “doppiezza”, quella del leader Pd, senza nulla togliere al suo dna di “animale politico” molto raro, che si rivela anche in altre circostanze significative. Due per tutte. Renzi nasce e si impone leader grazie alle Primarie, ma oggi è lui a negare le Primarie, peraltro sancite nello Statuto Pd, per la selezione dei candidati al Parlamento. Renzi si afferma e trionfa nelle vesti di rottamatore, ma oggi è egli stesso a riciclare i rottamati naturali della Prima e della Seconda Repubblica, con l’aggravante che deve andare a prenderseli addirittura fuori dal Pd per metter su una coalizione. Difficile comprendere, infatti, cosa c’entrino con l’idea di Partito Democratico predicato da Renzi i Casini e i Tabacci, con tutto il rispetto per la storia di queste persone, e cosa c’entrino soprattutto i De Mita, che hanno detto di Renzi peste e corna – arrivando a definirlo “cretino” – e che hanno tenuto una linea opposta a quella di Renzi e del Pd sia in occasione del Referendum costituzionale che nel corso di questa legislatura, alla Camera, su provvedimenti qualificanti della maggioranza di cui fanno parte.

Un Renzi “doppio”, dunque. Con un’aggravante: mentre i cloni del Renzi “animale politico raro”, o quanto meno sottospecie di questi esemplari, scarseggiano al punto d’essere addirittura rarissimi, abbondano invece i cloni e i clonetti dell’altro “Renzi”. Quello di cui la politica può e deve fare a meno.