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Buongiorno

07.05.2017 - Buongiorno Irpinia

La grande occasione dell’Università del Vino

Buongiorno, Irpinia. La buona notizia è che l’Università del Vino resta ad Avellino. La cattiva notizia è che Pietro Caterini, preside dell’Istituto Agrario “Francesco De Sanctis”, non si rassegna e continua a minacciare fulmini e saette, pretendendo ciò che la giustizia amministrativa gli ha già negato: ossia – in buona sostanza – il diritto ad interferire sulla realizzazione e sulla destinazione d’uso dei laboratori del Polo di ricerca che la Provincia ha progettato in collaborazione con la Federico II e che è stato finanziato con ben otto milioni di euro.
La buona notizia è che è stato finalmente scongiurato il rischio che venisse dispersa una delle poche intelligenti opportunità di sviluppo che la politica locale è stata capace di mettere in cantiere negli ultimi anni: dapprima con la presidente della Provincia pro tempore, Alberta De Simone, poi – nella fase più squisitamente operativa – dall’attuale presidente Domenico Gambacorta.
Il Polo enologico ad Avellino non significa soltanto una prestigiosa attività di ricerca aderente alla vocazione vitivinicola del territorio irpino. C’è molto di più in questa iniziativa: c’è l’ambizione di convogliare nel capoluogo il meglio degli studiosi europei del settore. E si tratta di un’aspirazione legittimata dall’endorsement di uno dei più prestigiosi scienziati enologi di cui attualmente dispone il Vecchio Continente: il professor Luigi Moio, mondragonese di nascita, ordinario alla Federico II, ex allievo dell’Agrario di Avellino, già da diversi anni cittadino irpino, tra l’altro produttore di vino in Mirabella Eclano.
La buona notizia è che la Federico II – grazie soprattutto all’impegno del professor Luigi Frusciante – sta facendo di tutto per l’avvio regolare dei corsi già da settembre nella sede avellinese. Non si fosse perso tempo con le dannose impuntature giudiziarie del preside Caterini, la “Normale del vino” – come l’ha definita Moio – sarebbe già bell’e pronta per una partenza senza affanni.
La buona notizia, infine, è il convinto coinvolgimento, in questa esaltante esperienza, della parte imprenditoriale, Confindustria in prima linea. Sabino Basso, presidente degli industriali fino a pochi mesi fa, ha seguito il progetto del Polo di ricerca enologico con partecipazione propositiva. Il suo successore, Giuseppe Bruno, ne ha sposato la causa con la stessa determinazione. È un aspetto decisamente importante, anche perché si tratta della prima, concreta esperienza di collaborazione in Irpinia tra Istituzioni locali, Università e mondo imprenditoriale su un progetto finalizzato allo sviluppo delle vocazioni territoriali.
L’iniziativa, insomma, acquista anche una valenza fortemente simbolica del modello cui bisogna ispirarsi per affrontare con intelligenza le nuove sfide dello sviluppo locale. E’ una spinta assai significativa per far uscire l’Irpinia dalle logiche dei campanili che, purtroppo, sono ancora dominanti sia a livello politico che culturale.