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Buongiorno

19.07.2017 - Buongiorno Italia

La grande vergogna dei vitalizi ai parlamentari

Buongiorno, Italia.
I vitalizi ai parlamentari e ai consiglieri regionali sono un privilegio inaccettabile, un’offesa alla povertà, uno calcio in faccia a chi ha lavorato sodo una vita intera e se ne va in pensione con una “paghetta” da fame.

L’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino sostiene che è scandaloso, invece, scandalizzarsi per i vitalizi di cui sopra. Al Corriere Della Sera ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Sconvolge sapere che se dopo cinque anni di amministrazione di una banca si esce con milioni in tasca va tutto bene. Se invece un parlamentare dopo vent’anni di attività esce con 6 o 7mila euro al mese si grida allo scandalo. Abbiamo smarrito i valori”.

Proprio così: l’ex ministro ha smarrito i lavori. Lo sa, Cirino Pomicino, con quanto va in pensione un professore, non con venti, ma con quarant’anni di servizio? Sono 1.700 euro al mese, una cifra parecchio lontano da 6 o 7mila euro: giusto? E lo sa a quanto ammonta la pensione di un operaio? Poco più di 1.000 euro. Vogliamo parlare delle altre categorie? Sarebbe un insulto alla dignità.
Lo scandalo nello scandalo è che, purtroppo, a parlare di scandalo al contrario sono gli stessi parlamentari e ministri che hanno ridotto l’Italia nella condizione di indebitamento che oggi non consente la spesa pubblica necessaria per propiziare gli investimenti finalizzati ad una migliore qualità della vita e all’occupazione giovanile.
D’altra parte, con lo “stipendio” che percepiscono, parlamentari e consiglieri regionali potrebbero pensare alla loro vecchiaia mettendo agevolmente da parte ogni mese quel tanto che garantisca loro un vitalizio dignitoso.

Partito Democratico e Movimento 5 Stelle stanno gareggiando a chi meglio e prima riesce ad eliminare la vergogna dei vitalizi. E’ una battaglia giusta e va sostenuta. Fa niente se il grillino Luigi Di Maio, sempre più incline alle gaffes, se la prende anche con i morti: come ha fatto ieri l’altro, quando ha inserito nell’elenco dei beneficiati anche il radicale Boneschi, autore di nobili battaglie contro tutti i privilegi, deceduto nel 2016 e dunque non “titolare” di alcun vitalizio.