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Buongiorno

01.06.2018 - Buongiorno Italia

La mia gioia profonda per il “Presidente” professor Giuseppe Conte

Buongiorno, Italia.
I novanta giorni occorsi per organizzare il primo governo della Terza Repubblica ce le hanno fatte vedere di tutti i colori. Perciò, non prima del giuramento dei ministri, ma addirittura prima della fiducia alle Camere, stiamocene ben fermi seduti perché non si può mai sapere.

Vi risparmio analisi e commenti su quanto accaduto nelle ultime ore dopo una settimana di colpi di scena che non pare abbia precedenti nella storia repubblicana del nostro Paese. Rinvio volentieri alle opinioni di personalità del mondo giornalistico e culturale di gran lunga più meritevoli di attenzione da parte vostra.

Desidero, piuttosto, esprimere la mia – posso dire così? – “gioia”, una profonda gioia per il reincarico di formare il governo, stavolta con successo, al professor Giuseppe Conte. Mi astengo dal dare giudizi sulla ricomposta coalizione M5S-Lega mentre già ci sta stavamo preparando a sorbirci una nuova, estenuante campagna elettorale. Il tempo ci dirà se grillini e leghisti avranno meritato la fiducia di oltre il 50 per cento degli italiani. E il tempo ci dirà anche se questo sarà effettivamente il governo del cambiamento, come è nella speranza di larghissima parte del Paese, o una riedizione in altra salsa di cose già viste, anzi subite.

Ho provato una profonda, profondissima gioia per il professor Conte perché questa Persona, e lo scrivo con la P maiuscola, ha saputo mantenere alti la sua dignità ed il suo stile di galantuomo nonostante abbia subìto un massacro politico e mediatico tanto ingeneroso quanto ingiusto. Il suo silenzio, dopo il fallimento della prima missione, ha parlato il linguaggio d’una civiltà politica alla quale eravamo da tempo disabituati. Lasciato il Quirinale a mani vuote, domenica sera, non se n’è andato a smaltire amarezza e delusione in un luogo di spensieratezza. L’indomani è tornato a Firenze, all’Università, dai suoi studenti. Ed ha ripreso le sue lezioni, apparentemente con la doverosa serenità di sempre, ma – immaginiamo – con l’animo gonfio di pena.

Ora, quando più nessuno ci avrebbe scommesso nemmeno un remotissimo pensiero, eccolo ricomparire al Quirinale, il professor Conte, con la certezza che questa volta la missione sarà riportata a compimento. L’imprevedibilità della vicenda umana gli ha reso giustizia. Una giustizia che in questo caso è, appunto, squisitamente, semplicemente, gioiosamente soltanto umana.
Auguri di buon lavoro, Presidente.