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Buongiorno

01.12.2017 - Buongiorno Irpinia

La nostra “beneamata” camorra politica irpina

Buongiorno, Irpinia.
Nel corso dell’incontro con gli studenti dell’Istituto “Amabile” di Avellino, Francesco Soviero, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha avvertito contro il rischio crescente delle infiltrazioni camorristiche nella pubblica amministrazione. È fuori dalla realtà chi immagina che l’Irpinia sia immune da questo rischio. Le barriere politiche del passato si sono infrante. La stessa debolezza, ormai strutturale, dei partiti politici indirettamente favorisce la permeabilità delle amministrazioni comunali alle pressioni della delinquenza organizzata.

Soviero dice le cose che dicono altri magistrati molto impegnati su questo fronte. Peccato, però, che si debba registrare, più che una resistenza, una rassegnata indifferenza rispetto all’evoluzione del modo di essere e di agire delle mafie.
È la stessa indifferenza, più volte segnalata dal Capo della Procura di Avellino, Rosario Cantelmo, della cosiddetta società civile dinanzi al fenomeno crescente della corruzione nella pubblica amministrazione.

In effetti, verrebbe da chiedersi, in via del tutto retorica, quale sia poi la differenza degli effetti finali tra i comportamenti della camorra (o mafia) propriamente detta e i comportamenti di amministratori e burocrati “tecnicamente” non definibili camorristi ma che di fatto usano metodi camorristici.

Per esemplificare: un politico che esercita il suo potere sul direttore generale di un’azienda pubblica per far vincere il concorso a Tizio o a Caio si comporta o no da camorrista? Un sindaco o un assessore che pilota una gara d’appalto, in complicità con il capo dell’ufficio tecnico, usa o non usa metodi camorristici?

Proprio in questi giorni, le cronache giudiziarie d’Irpinia ci stanno restituendo presunti gravissimi misfatti consumati in taluni ambienti politico-istituzionali che dovrebbero creare allarme nella coscienza correttiva e sollecitare una “rivoluzione” politica non più rinviabile.
Il problema è che fino a quando resteremo avvolti nella nostra masochistica indifferenza non saremo in grado di capire nemmeno cosa sta accadendo.
Di questa nostra miopia, che è innanzitutto culturale, più d’ogni altra cosa dovremmo aver paura.