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Buongiorno

04.02.2017 - Buongiorno Irpinia

La nottata non passa. Sveglia, Irpinia!

Buongiorno, Irpinia. Dicono che siamo una provincia molto politicizzata; e danno a questo aggettivo un significato sprezzante, quasi una iattura.

E’ un errore grossolano. “Politicizzato”, dal Garzanti: “… Che mostra viva sensibilità politica; che si occupa attivamente di politica”.

Ecco, nessuno si sorprenda, la verità è profondamente diversa da come raccontano l’Irpinia. La verità è che questa provincia è molto poco politicizzata. Piuttosto, la nostra è una provincia “colonizzata” dalla politica. Invero, dalla malapolitica.

Possiamo, infatti, dire, che noi irpini abbiamo una spiccata sensibilità politica? Che ci occupiamo attivamente di politica?

La mia opinione è un No secco. E in questo primo Buongiorno del Blog vorrei tentare di spiegarne il perché.

Se, come comunità irpina, avessimo sensibilità politica, non consentiremmo alla malapolitica di sopravvivere, continuando a fare danni, nella immutabilità del nostro voto, ovvero nell’indifferenza rispetto a ciò che accade. Se ci occupassimo attivamente di politica, i frutti si apprezzerebbero, innanzitutto, dalla velocità di ricambio e dalla migliore qualità della nostra classe dirigente politica. Spaziate con la mente in lungo e in largo nel panorama politico irpino. Qual è la prima sensazione che provate? Qual è, se non “desolante”, il primo aggettivo che affiora nella vostra testa?

E’ troppo semplice, forse anche un tantino ipocrita, dire: “Quelli che stavano prima erano un’altra cosa! Quelli, sì, ch’erano veri politici!”. Certo, non possiamo pretendere di avere sempre l’Avellino in serie A: non nascono ogni giorno i Sullo, i De Mita, i Mancino, i Bianco, i Covelli, gli Acone, i D’Ambrosio, e ci perdonino gli altri della formazione titolare e della panchina non citati. Ma se dal massimo campionato siamo sprofondati nella quarta serie, forse addirittura più giù, una buona parte di responsabilità ce l’abbiamo noi cittadini di questa provincia. Perché ce ne siamo stati in disparte, abbiamo lasciato fare, spesso e certamente volentieri abbiamo assecondato il nostro “particulare”. E abbiamo comodamente delegato tutto, senza nemmeno prenderci il disturbo del controllo ogni tanto. Siamo capaci di una lamentazione privata assillante per cinque anni, quando la legislatura ce la fa ad arrivare fino in fondo. Non passa giorno che nei nostri dialoghi familiari, tra gli amici intimi, non ne diciamo di cotte e di crude all’indirizzo di quel parlamentare “ignorante”, dell’altro “ciuccio e presuntuoso”, dell’altro ancora “totalmente incapace”, di quello lì “che sotto sotto fa i cazzi suoi”, spingendoci malignamente a teorizzare perfino il “sesso di scambio” per spiegarci certe carriere politiche al femminile. Ma poi, quando siamo a tu per tu con la scheda elettorale, ovvero con la nostra coscienza, peraltro al riparo da ogni possibilità d’essere spiati, cosa facciamo? Facciamo puntualmente la stessa cosa: sì, quello è certamente ignorante ma ha dato lavoro a mio genero; l’altro è ciuccio e presuntuoso ma mi ha promesso l’avanzamento di carriera per mio nipote; è vero, quell’altro pensa ai cazzi suoi però che me ne frega se poi mi fa un cazzo mio; ah, quella la dà perciò sta lì: ma se è solo per questo, la darei anch’io per arrivare in Parlamento.

Non è vero che noi cittadini abbiamo sempre ragione. A pensarci bene sono più le volte che abbiamo torto. E per la ragione – scusate il bisticcio - di cui sopra: deleghiamo e non controlliamo, ce ne freghiamo, lasciamo appassire la nostra coscienza civica, oltre a quella civile, un po’ per noia, un po’ per abitudine, un po’ per convenienza, un po’ per rassegnazione.

Guadiamoci dentro e diciamoci la verità: nella nostra vita quotidiana, quanti e quali passi facciamo per migliorare la vivibilità dei nostri paesi? Quanti di noi protestano contro il sindaco, o chi ne ha competenza istituzionale, per le strade ridotte a percorsi di guerra, per la sporcizia che ci sommerge, per essere costretti ad elemosinare un certificato negli uffici pubblici, per non poter godere delle piccole grandi cose per le quali paghiamo le tasse, e quante tasse? Anche qui, lamentazioni e imprecazioni in famiglia, ogni santo giorno che Dio ci manda, badando bene a non farci sentire. E poi, quando arriva il tempo del voto amministrativo, cosa facciamo? Lo sapete bene cosa facciamo, inutile ripeterci. Una volta c’erano i comitati di quartiere, oltre alle sezioni dei partiti politici. Facevano uscire le grida di dolore dalla gabbia delle mura domestiche: quando si è in tanti a parlare è meno rischioso protestare. Sono scomparsi sia i comitati di quartiere che le sezioni dei partiti: ci ha pensato la malapolitica a farli scomparire, immaginando che niente sarebbe più accaduto. Invece è accaduto che ha preso il sopravvento il populismo becero, quello della protesta senza proposta, lo stesso che promette il paradiso senza nemmeno la noia di una breve sosta in purgatorio.

No, noi non siamo affatto una provincia politicizzata. Noi abbiamo un maledetto bisogno di politicizzarci: di ritrovare ed affinare la nostra sensibilità politica, di occuparci attivamente di politica. Che poi, diversamente detto, significa essere presenti e vigili, chiedere spiegazioni, pretendere risposte certe, partecipare, ragionare, avere la consapevolezza dei diritti ma senza mai fare offuscare la coscienza dei doveri.

Io voglio riprovarci, nel mio piccolo, a modo mio, ogni giorno, con questo Blog (oltre che con Orticalab e su Irpinia Tv).

Tante grazie a chi vorrà darmi il piacere, e l’onore, dell’ascolto.