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Buongiorno

21.09.2018 - Buongiorno Irpinia

La polacca aggredita a martellate e la nostra civiltà “incivile”

Ci sono cose che non riesco a comprendere. E che mi lasciano senza parole. Faccio del resto fatica a scrivere queste poche righe a commento del fatto di cronaca che qualche giorno, in pieno centro nel capoluogo, ha visto una donna polacca di 37 anni vittima della furia bestiale del suo ex compagno, un avellinese 57enne pregiudicato.

Le cronache hanno raccontato minuti di terrore. Lui che ha rincorso e raggiunto lei tenendo un martello nascosto tra i fogli di giornale. Lui che l’ha picchiata a sangue colpendola ripetutamente sulla testa con quell’arnese, senza pietà, con l’evidente intenzione di ucciderla. Lei, sfigurata da una maschera di sangue, invocare aiuto. Non fosse stato per l’intervento coraggioso e tempestivo di un testimone, l’ex calciatore dell’Avellino, Raffaele Biancolino, con ogni probabilità quella povera donna sarebbe stata uccisa.

Ma ciò che non capisco è il resto di questa storia. Non capisco come sia possibile che l’energumeno pregiudicato sia stato semplicemente deferito all’autorità giudiziaria, insomma che sia attualmente in libertà. Certo, non si fraintenda, la Polizia si è limitata a fare ciò che la legge consente di fare. Ed è proprio questo che non capisco: come sia possibile che in una società civile possa esserci una legge del genere.

E poi c’è un’altra cosa che non capisco. Questo fatto di cronaca ha stimolato un vivace battibecco sui social tra la consigliera comunale avellinese Nadia Arace, che inopportunamente ha accusato il Sindaco di starsene a perder tempo su Facebook mentre in pieno centro si consumava un episodio di violenza inaudita, manco fosse compito del primo cittadino girare per le strade con la pistola in pugno in attesa del fattaccio. Con la medesima consigliera, ancora inopportunamente, a censurare il Sindaco per non aver inserito nelle dichiarazioni programmatiche nemmeno una parola riferita alla violenza sulle donne, manco fosse compito delle amministrazioni legiferare più duramente in materia. E con il Sindaco, una volta tanto molto opportunamente, a stigmatizzare il comportamento speculativo e volgare della Arace nell’uso di un dramma umano per fini politici.

La cosa che non capisco, al riguardo, è come mai, in una città e in una provincia in cui si organizzano in abbondanza marce di protesta o di sensibilizzazione perfino sul sesso degli angeli, la bestiale aggressione ad una povera disgraziata, praticamente ai limiti dell’omicidio, non ispira cortei a nessuno. Sarà perché la malcapitata è “semplicemente” una polacca? Sarà perché queste persone sono figlie d’un dio minore? O perché, magari, nella becera cultura strapaesana delle nostre contrade, il meglio che si sa dire di queste persone è che sono “guastafamiglie”?

Ecco, Signorina Arace: quello appena accennato potrebbe essere un ottimo spunto per ispirare cortei di solidarietà e dibattiti seri. O no?