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Buongiorno

01.11.2017 - Buongiorno Irpinia

La prostituzione minorile ad Avellino e i fili spezzati dell’anima irpina

Caro amico Franco Festa, ho letto con l’attenzione e l’interesse di sempre il tuo commento, pubblicato ieri dal quotidiano “Il Mattino”, sugli episodi di adescamento e di prostituzione minorile in un circolo del capoluogo portati alla luce da una lunga e laboriosa indagine dei carabinieri. Ai quali – ritengo doveroso cominciare così – deve andare un particolare plauso, soprattutto per l’elevato grado di professionalità e sensibilità grazie al quale è stato garantito il più rigoroso riserbo sull’identità delle ragazze coinvolte nello scandalo.

Perché, amico Franco, concordo pienamente con te: il vero problema di questa brutta storia sono loro, le ragazze minorenni o non minorenni, al pari di tutte le loro coetanee e di tutti i ragazzi loro coetanei, che noi adulti abbiamo abbandonato a se stessi, blindati come ormai siamo nei nostri egoismi, o più semplicemente nelle nostre paure, nella nostra incapacità di ascolto, forse soltanto nella nostra rassegnazione.

Concordo con te quando scrivi che “non ci salveranno norme ridicole”, come l’ultima trovata – drammaticamente ridicola – della ministra dell’Istruzione, per la quali gli alunni delle medie possono uscire dagli istituti soltanto se prelevati dai genitori. Figurarsi l’efficacia di una misura del genere imposta a ragazzi che già a dieci anni scrutano il mondo senza orizzonti attraverso gli occhi del web.
Hai ragione a dire che serve altro, un altro che è nella disarmante semplicità delle cose naturali. Serve imparare ad ascoltare questi ragazzi. Serve uscire dagli ozi delle nostre stesse solitudini. E riscoprire la straordinaria dimensione umana dei rapporti tra generazioni diverse.

Come tu scrivi, scavando nell’anima di questo dramma, servono “collettivi atti d’amore”. Che non sono affatto una poetica indulgenza alla retorica. Ma una necessità vitale: per i nostri ragazzi e per noi stessi. E lo sono sempre di più in un mondo – Avellino come New York, Tokyo o Parigi – in cui il sistema valoriale rischia di andare irrecuperabilmente in rovina.
Ti chiedi, con palpabile amarezza, se ci sia una relazione, e quale eventualmente essa sia, tra le “tristezze pubbliche di un consiglio comunale del capoluogo chiuso nella sua impotenza...” e le “miserie private” restituiteci da quest’ultimo fatto di cronaca. Non c’è alcuna relazione, amico Franco, per il semplice, drammatico motivo che la rappresentanza istituzionale e più generalmente politica della nostra provincia nemmeno si è accorta di quanto è accaduto, come testimonia il suo assordante silenzio. Non c’è relazione perché non c’è alcuna attenzione di questi rappresentanti istituzionali e politici verso il mondo dei nostri ragazzi.

Torna alla mente il monito di Tonino Di Nunno sulla “città senz’anima”, l’intera provincia senz’anima. È da qui che bisogna ricominciare. Perché se la politica, la buona politica, per prima s’impegna a dare un’anima a se stessa, diventa più semplice, naturale, ricostruire tutti i fili del nostro vivere civile che si sono spezzati. E con essi tessere una nuova, resistente relazione dell’anima anche tra noi e i nostri giovani.