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Buongiorno

07.07.2017 - Buongiorno Irpinia

La puzza di Pianodardine e la puzza sotto al naso dell’Asl

Buongiorno, Irpinia. Sull’inquinamento della Valle del Sabato – Pianodardine ma non solo – sono state fatte battaglie di pura demagogia e battaglie sacrosante.
Le prime, perse in partenza proprio perché demagogiche ed infondate, si riferiscono allo Stir. Indagini accurate e pareri forniti sia dal fronte scientifico che da quello istituzionale hanno documentato che lo Stir non inquina un bel niente. Anzi si è appurato che è lo Stir ad essere inquinato dalle acque in entrata, non dai rifiuti. Significa – come avevano sostenuto sin dall’inizio sia Irpiniambiente che l’Amministrazione provinciale – che l’inquinamento è a monte, ha altre fonti. Con ogni probabilità quelle fonti sono le industrie che scaricano senza avere un sistema di depurazione adeguato o, addirittura, senza averlo affatto. Ed è lì, dunque, che bisogna intervenire se si vuole risolvere il problema.

Le battaglie sacrosante sono quelle che, appunto, si stanno facendo a monte, con il comitato “Salviamo la Valle del Sabato” in prima linea (poco conta che sia lo stesso Comitato che ha fatto le battaglie demagogiche sullo Stir perse in partenza).
Il dramma è che nemmeno l’ultimo grido d’allarme del Comitato guidato da Franco Mazza sembra trovare ascolto negli ambienti competenti dell’Asl. La denuncia, stavolta, è circostanziata alle molestie olfattive che oggettivamente rendono irrespirabile l’aria nella vasta zona di Pianodardine, specie in prossimità del casello autostradale Avellino Est.

Non dovrebbe essere affatto difficile per gli uffici competenti dell’Azienda Sanitaria Locale individuare la fonte dei miasmi. Anche senza avere – si far per dire – l’olfatto fino dei cani da tartufo, basta un normalissimo “naso umano” per capire da che parte tira quell’aria da vomito.

Non si comprende, a maggior ragione, perché mai l’Asl ancora non intervenga, posto che la denuncia sollevata dal Comitato nei giorni scorsi è la medesima che già un anno addietro fu accompagnata da vibrate proteste degli abitanti della zona.
Si attende forse che si muova la Procura della Repubblica perché l’Asl si decida a fare ciò che rientra nei suoi più elementari doveri?
Sarebbe gradita una cortese risposta del direttore generale, Maria Morgante, manager – peraltro – di squisita sensibilità.
Attendiamo.