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Buongiorno

02.04.2019 - Buongiorno Irpinia

La recessione irpina viaggia anche sulla Lioni-Grottaminarda

Non c’era di certo bisogno della zingara per prevedere, già un anno fa, che lo stato dell’economia italiana sarebbe peggiorato nel 2019. Lo avevano detto gli esperti, conti alla mano, e senza sfera di cristallo, che saremmo giunti alle conclusioni sulle quali oggi tutti sono costretti a convenire, salvo qualche ottuso ottimista di maniera.

Non c’era bisogno della zingara, a maggior ragione, per sapere con assoluta certezza che se la crescita è pari a zero nella media nazionale chi ci rimette di più è il Mezzogiorno d’Italia. E, nel Mezzogiorno, le sue aree interne. Come l’Irpinia, ad esempio.

Ecco, questa provincia è attualmente sottoposta a tre concomitanti attacchi: il rallentamento della crescita nazionale, la recessione ormai certificata nel Mezzogiorni d’Italia, la debolezza strutturale delle aree interne, quindi anche dell’Irpinia.

Non c’era e non c’è bisogno della zingara nemmeno sul fronte delle terapie indispensabili per tentare di far fronte a fenomeni recessivi di questa portata: servono investimenti pubblici, far circolare danaro pubblico, insomma mettere in moto quanti più cantieri possibile.

E siamo al paradosso. La Lioni-Grottaminarda non è la strada che ci conduce in paradiso, e nemmeno la via d’uscita dalla recessione. Ma è – sia consentita la metafora – l’unica “interpoderale” che oggi possiamo percorrere, non per guadagnare chissà quali punti di Pil, ma almeno per poter mettere nel carrello della spesa un “piede” d’insalata in più.

Ricordiamolo ancora una volta, allora: oggi sono 90 giorni che il cantiere della Lioni-Grottaminarda è fermo. Ricordiamo che ciò non è accaduto per mancanza di finanziamenti o per chissà quale castigo divino. Ciò è accaduto perché un Sottosegretario 5 Stelle inadeguato, per di più irpino, ha voluto capricciosamente dar prova della sua incommensurabile incompetenza politica facendo sopprimere il commissariato ad acta di quella infrastruttura, ossia l’Ufficio pubblico (non uno studio privato) che fino al 31 dicembre 2018 aveva garantito la realizzazione dell’opera.

Morale: la recessione non l’hanno causata i 5 Stelle, ci mancherebbe. Ma è un dato di fatto inconfutabile che la recessione venga oggi alimentata anche dai cantieri fermi che i 5 Stelle del governo gialloverde non si decidono a sbloccare, e che anzi addirittura bloccano, come nel caso della Lioni-Grottaminarda.