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Buongiorno

18.01.2019 - Buongiorno Irpinia

La sentenza per la strage di Acqualonga, le offese al giudice e gli eventuali paradossi della giustizia

Com’era prevedibile, avranno uno strascico giudiziario le reazioni dei familiari delle quaranta vittime della strage di Acqualonga alla sentenza pronunciata dal giudice Luigi Buono. Le minacce in aula all’indirizzo del magistrato sono state oggetto, infatti, di una dura presa di posizione dei membri togati del Csm, i quali hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela dei giudici, ripartendo proprio dal caso Avellino.

Non solo. Sul tavolo del Procuratore della Repubblica è arrivata, intanto, anche l’informativa della Digos circa i tafferugli registrati nell’aula del tribunale subito dopo la lettura della sentenza. Sono documentati le frasi e i toni aggressivi nei confronti del magistrato. Insomma, l’ipotesi di reato ci sta tutta. Anzi, i filmati in possesso della Digos raccontano, oggettivamente, molto più d’una ipotesi.

Nessun dubbio, quindi, sul comportamento decisamente lesivo della dignità del giudice tenuto dalle persone che hanno ritenuto ingiusta la sentenza nei confronti, soprattutto, dell’ex Ad di Autostrade per l’Italia, che è stato assolto. Con tutte le attenuanti che si possono riconoscere a chi ha subito lutti certamente provocati dalla mano dell’uomo e non dal caso, niente può giustificare le aggressioni verbali contro un magistrato che peraltro vanta una storia di grande spessore professionale e di sicura limpidezza morale.

Sarebbe cosa buona e giusta – ora, a mente fredda – se quelle stesse persone, così provate dal dolore per le gravissime perdite subite, si scusassero pubblicamente con un magistrato integerrimo che, al limite, ha l’unico torto di applicare la legge.

Ciò detto, però, sarebbe cosa altrettanta buona e giusta se chi di competenza, magari lo stesso giudice Luigi Buono, si prodigasse per un preventivo “perdono giudiziario” di quelle persone, al fine di evitare conseguenze che avrebbero sostanzialmente il sapore della beffa.

Non vorremmo ci toccasse di assistere al paradosso d’un accanimento della giustizia nei confronti di chi è già stato fin troppo punito dal destino e – chessò – magari di qualche generoso sconto di pena per un Cesare Battisti.